rimozione amianto

[Pericolo: AMIANTO!] E se scoprissi che casa tua è piena zeppa di pericolosissimo eternit? Guida pratica alla rimozione dell’amianto.

Devo essere sincero: in oltre dieci anni che mi occupo di ristrutturazione di case e appartamenti non mi è mai capitato di dover procedere ad un’operazione di rimozione dell’amianto.

Sicuramente sono stato fortunato perchè le statistiche in materia sono veramente impressionanti: in Italia ci sono 32 milioni di tonnelate di amianto da bonificare. E la maggior parte si trovano all’interno (anzi: soprattutto sopra) di edifici.

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Una domenica di qualche settimana fa mi trovavo a casa di mia suocera (sì…anche io sono afflitto dall’enorme e annoso problema della suocera…) che abita al settimo ed ultimo piano di un vecchio condominio costruito negli anni ’60. Questo enorme appartamento di quasi 300 metri quadri ha solo un sottile solaio e un sottotetto a dividerlo dal cielo. Così, parlando del più e del meno ad un certo punto viene fuori che :

“La settimana scorsa sono andati gli antennisti a sistemare l’antenna condominiale e hanno detto che il tetto è completamente rovinato. E che è in amianto”.

“Amianto?” – Attimo di panico

“Sì, amianto. È pericoloso? Cosa devo fare? Tu che sei architetto sai dirmi qualcosa di più?”

“Ehm…..”

Potevo mai dirle “stai rischiando un cancro ai pomoni”? Così le ho detto “devi assolutamente chiedere al condominio di procedere alla rimozione dell’amianto, il prima possibile”.

La possibilità che in un appartamento sia presente qualche elemento contenente dell’amianto non è remota, quindi potresti doverci avere a che fare, sia che tu stia per affrontare una ristrututrazione sia che tu non ne abbia minimamente intenzione.

Nei prossimi paragrafi voglio riassumerti le cose che è essenziale tu sappia per poter affrontare al meglio il problema.

Naturalmente non ho la pretesa di sostituirmi alla mole di informazioni dettagliate che puo trovare con un po’di ricerca in rete. Il mio scopo è, come sempre, racchiudere in un unico articolo il succo, ciò che è realmente essenziale per farti capire il problema ed affrontarlo al meglio.

PERCHÈ L’AMIANTO È UN PROBLEMA

rimozione amianto: perchè è pericoloso

In realtà prima di capire perchè rappresenta un problema, e quindi perchè è necessario procedere alla rimozione dell’amianto o a qualche altro trattamento previsto per legge, ti faccio una domanda: tu sai cos’è l’amianto?

L’amianto è un minerale a base di silicio. Ed è pure molto diffuso sulla crosta terrestre: per averlo a disposizione bastava scavare una buca e prenderlo. Non è quindi un composto chimico derivato da complesse lavorazioni industriali…in fondo è qualcosa di molto naturale.

Sriamo parlando di una famiglia di minerali, composta da ben sei tipi diversi. Alcuni hanno avuto un ampio utilizzo nel settore industriale-edilizio (come il crisotilo e l’antofillite), altri invece non sono stati mai presi in considerazione.

La domanda che sorge spontanea a questo punto è: come fa un elemento diffuso in natura ad essere pericoloso per la nostra salute?

Come mai l’amianto è pericoloso

La risposta è da ricercarsi nella forma che assume. Guarda la foto qui sotto:

Rimozione Amianto Crisotilo

Ne intuisci la particolarità? Sembra un sasso ricoperto da una lanugine sottilissima. E quella lanugine fa parte del minerale vero e proprio: infatti l’amianto tende a prendere la forma di filamenti sottilissimi. Quando diciamo sottilissimi intendiamo che se in un centimetro ci possono stare 250 capelli, nello stesso centimetro ci sono 335.000 (trecentotrentacinquemila!) fibrille di amianto.

Chiaramente se sono disperse nell’aria è impossibile vederle. Ma questo non significa che sia impossibile inalarle. E proprio qui si trova il prblema dell’amianto: queste fibre si accumulano nei polmoni e portano a vari tipi di patologie con conseguenze anche mortali.

Le principali patologie associate all’amianto

Queste sono le patologie associate alla respirazione delle fibre di amianto:

  • Asbestosi
  • Carcinoma polmonare
  • Tumore della pleura

Mi scuserai l’approssimazione con cui proverò a descrivertele, ma mi interessa farti capire la gravità delle conseguenze dell’inalazione dell’amianto e non sostituirmi ai medici.

L’asbestosi è una malattia dovuta ad alte e prolungate esposizioni alle fibre di amianto. In sostanza le fibre di amianto, depositandosi, vengono inglobate dai polmoni nel tentativo di sbarazzarsene e vanno ad inspessire e indurire il tessuto polmonare portando a difficoltà respiratorie invalidanti.

Il carcinoma polmonare è un tumore al polmone. In questo ambito le statistiche ci dicono che inalare amianto aumenta di 5 volte la possibilità di sviluppare questo tumore. Se ciò non ti basta pensa che un’esposizione all’amianto associata al consumo di tabacco (cioè a fumare sigarette) aumenta di 50 volte tale possibilità.

Il tumore della pleura, o mesotelioma della pleura, riguarda anch’esso il sistema respiratorio. La pleura è una sorta di sacchetto che ricopre i polmoni e che gli permette di espandersi e di non collassare su sè stessi. La sua importanza è evidente e credo che ti risulterà altrettanto evidente quanto un tumore a questo tessuto sia pericoloso. La maggior parte dei tumori della pleura è dovuto all’inalazione di amianto e le statistiche hanno dimostrato che non è associato solo ad alte esposizioni in luoghi di lavoro, ma anche a basse esposizioni in ambienti di vita contaminati.

Un aspetto peculiare di queste patologie associate all’esposizione all’amianto è che si possono presentare molti anni dopo l’esposizione: l’asbetosi può presentarsi dopo 10/15 anni mentre il carcinoma anche dopo 20/40 anni…

Ti ho spaventato abbastanza?

Bene, ora vediamo come mai, nonostante queste caratteristiche, l’amianto è stato un elemento tanto diffuso nell’edilizia.

(BREVISSIMA) STORIA DELL’UTILIZZO DELL’AMIANTO IN EDILIZIA

rimozione amianto: l'eternit e i suoi problemi

Questo minerale era conosciuto fin dall’antichità e il suo nome ci fa già intuire il motivo per cui ha avuto largo utilizzo: infatti la parola amianto deriva dal greco e significa letteralmente immacolato e incorruttibile (chiaramente non nel senso morale ma fisico).

Forse non lo sai ma l’amianto ha anche un altro nome: asbesto (da cui la malatia asbestosi). L’etimologia di questa parola è ancora più significativa: deriva sempre dal greco e significa perpetuo e inestinguibile.

Queste due definizioni ci danno le due caratteristiche principali per cui l’amianto è diventato tanto popolare nell’edilizia: non si rompe e resiste al fuoco.

L’amianto è stato usato fin dall’antichità (persiani e romani) ma anche in tempi relativamente più recenti (‘600) per produrre tessuti inestinguibili e composti medicinali. Proprio la sua facilità ad essere “filato”, quindi per la produzione di tessuto, è stata la causa dela sua diffusione nell’800, quando le cave di asbesto hanno cominciato a diffondersi. Però il passaggio all’uso industriale ed edilizio è stato il momento cruciale per la diffusione di questo minerale: siamo all’inizio del ‘900 quando vi furono due avvenimenti importanti:

  • Nel 1901 venne brevettato l’Eternit
  • Nel 1903 vennero installati isolamenti al fuoco a base di amianto nelle metropolitane di Parigi e Londra

Questi due avvenimenti rappresentano anche le due tipologie di amianto che sono state presenti sul mercato per tanti decenni: compatto (eternit) e floccato (isolanti).

L’eternit

Raccontarti la storia dell’eternit sarebbe sicuramente interessante ma la trovi facilmente in rete (basta che fai un salto su wikipedia). A noi interessa capire le caratteristiche di questo materiale e la sua diffusione.

Si tratta di un composto Cemento-Amianto, in cui le fibre di amianto incidono per circa il 10-15%, quindi in maniera limitata. Il nome stesso è rappresentativo delle caratteristiche di questo materiale: eterno.

Sono tre le tipologie principali di materiali per l’edilizia prodotti in cemento-amianto:

  • Lastre e tegole per coperture (dal 1911)
  • Tubazioni varie (dal 1928)
  • Lastre ondulate per coperture (dal 1933)

L’Italia è stata a lungo la maggior produttrice e utilizzatrice di Eternit in Europa, dopo la Russia. C’era la più grande cava europea a Balangero (TO) e numerose fabbriche sparse per tutto lo stivale. L’eternit è stato usato per la copertura di edifici civili ed indutriali, per le tubazioni ed è stato lo standard per gli acquedotti fino agli anni ’70.

I composti floccati di amianto

Sebbene il cemento-amianto sia stato l’utilizzo più diffuso, non è trascurabile nemmeno quello a livello floccato. Principalmente come isolante (gli isolamenti delle carrozze dei treni negli anni ’50 furono sostituiti passando dal sughero all’amianto) ma non solo.

La sua caratteristica principale è quella di essere facilmente friabile, anche a mano nuda, ed è composto per circa l’85-90% di amianto.

Ai fini edilizi veniva usato come materiale antincendio spruzzato a rivestimento di strutture metalliche e come componente di intonaci e controsoffitti.

L’utilizzo dell’amianto vide una crescita costante fino agli anni ’60 del secolo scorso per poi cominciare una lenta e inesorabile decrescita a partire dagli anni ’70, anche a causa delle prove sempre più schiaccianti della sua pericolosità, per venire definitivamente bandito negli anni ’90 (in Italia).

GLI STUDI SULLA PERICOLOSITÀ DELL’AMIANTO

Il fatto che l’amianto sia stato utilizzato fino agli anni ’90 in Italia (e in alcuni paesi sia ancora utilizzato) sembra impossibile se si pensa che i primi studi che lo mettono in relazione con alcune malattie respiratorie risalgono addirittura al 1906, quando venne diagnosticata una fibrosi polmonare dovuta all’inalazione di amianto.

Queste le date significative:

  • 1927: la fibrosi polmonare causata da amianto viene chiamata ufficialmente asbetosi
  • 1935: vengono individuati i primi casi di carcinoma polmonare come conseguenze dell’asbetosi
  • 1947: vengono individuati anche i primi casi di tumore della pelura su soggetti asbetosici
  • 1955: viene dimostrata scientificamente che l’inalazione di amianto causa carcinoma pomonare e tumore della pleura
  • 1965: consenso unanime della comunità scientifica mondiale sulla cancerogenicità dell’amianto

Risulta chiaro quindi come per oltre cinquant’anni l’amianto abbia giovato di un ampia e sempre maggiore diffusione a causa delle sua caratteristiche di resistenza ed economicità. Finchè non venne dimostrato che fosse causa delle malattie di cui abbiamo parlato non c’era motivo per non utilizzarlo.

Le leggi che hanno portato alla messa al bando dell’amianto

Abbiamo già detto che l’Italia è stato il più grande produttore e consumatore europeo di amianto, però la nostra nazione è stata anche all’avanguardia quando si è trattato di mettere al bando questo materiale: siamo stati tra i primi stati al mondo ad arrivare ad un divieto completo di produzione ed utilizzo di questo materiale.

Gli anni fondamentali sono stati due:

  • il 1983 in cui è stata emanata una direttiva della Comunità Europea che ha affrontato per la prima volta in modo organico la questione. In questa direttiva, oltre a delle misure di prevenzione, è stato stabilito il divieto di utilizzo di amianto a spruzzo e all’interno di materiali isolanti (articolo 5).
  • il 1992 quando è stata emessa la legge 257, “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’Amianto”, la legge quadro che ha messo al bando l’utilizzo di amianto in Italia.

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LEGGE N. 257: LA LEGGE-QUADRO SULL’AMIANTO

La legge 257, “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’Amianto”, è tutt’ora in vigore e, come abbiamo detto, ha messo al bando l’amianto in Italia e ha previsto la dismissione, entro il 1994, dell’estrazione, importazione, commercializzazione e produzione di questo materiale. Questo primo obiettivo è stato raggiunto nei tempi previsti. Però il secondo obiettivo principale, cioè la bonifica del territorio nazionale dall’amianto, è ancora ben lontano dall’essere raggiunto.

Tale legge ha fissato i principi-guida per un’azione globale a livello nazionale in questo ambito, ma ha demandato a ben 6 decreti attuativi e alle Regioni le modalità di attuazione.

Tra i principi-guida che compongono questa legge ne evidenziamo alcuni maggiormente di nostro interesse:

  1. Dalla sua entrata in vigorele Regioni avevano 180 giorni per predisporre dei piani di censimento e bonifica dell’amianto per gli edifici pubblici e quelli privati aperti al pubblico (quindi non le residenze private). Naturalmente questi piani sono arrivati a singhiozzo in tempi molto più lunghi e ancora alcune regioni ne sono sprovviste.
  2. Per poter effettuare la rimozione e lo smaltimento dell’amianto le imprese devono essere iscritte a speciali albi.
  3. I proprietari di edifici privati hanno l’obbligo di segnalare all’ASL di competenza la presenza di amianto all’interno del loro edificio.

Nonostante questa normativa molto rigida e con obiettivi chiari, oggi, dopo oltre 25 anni, la quantità di amianto presente soprattutto sui tetti delle case e capannoni italiani ammonta ancora all’incredibile quantità di 32 milioni di tonnellate. Questo è il segnale che il problema non è stato affrontato in modo organico e definitivo.

Proprio per dare una risposta a questo problema nel marzo 2013 è stato pubblicato il Piano Nazionale Amianto (PNA). Tale piano, tra gli obiettiv,i ha:

  • il completamento della mappatura del territorio nazionale che avrebbero dovuto eseguire tutte le regioni
  • l’incentivo dei cantieri di bonifica sia pubblica che privata (soprattutto semplificando le procedure per questi ultimi)
  • l’incremento dei siti di bonifica (nel 2015 ne erano censiti solo 24)

Tale piano, sebbene sembri essere una priorità, è stato rimbalzato tra Regioni e Governo. L’ultimo passaggio significativo è del 2016 quando la conferenza unificata stato-regioni ha stabilito l’istituzione di un tavolo interistituzionale presso la presidenza del consiglio dei ministri proprio con lo scopo di gestire il PNA e i finanziamenti per la sua messa in pratica.

IL CASO DI UNA REGIONE VIRTUOSA NELLA RIMOZIONE DELL'AMIANTO: LA LOMBARDIA

Abbiamo detto che le Regioni nel lontano 1992 (oltre 25 anni fa) hanno ricevuto dalla legge il compito di mettere in pratica quanto previsto dalla legge, dotandosi di piani di censimento e bonifica dell'amianto. Però nonostante i tanti anni passati vi sono ancora alcune regioni poco virtuose che sono sprovviste degli strumenti legislativi locali per affrontare questo problema.

D'altro canto ci sono anche regioni virtuose che invece stanno provando a muoversi concretamente e a darsi degli obiettivi ambiziosi per risolvere il problema.

L'esempio migliore in tal senso è senza dubbio la Lombardia che, data la sua storica vocazione industriale e gli ampi agglomerati urbani, è sicuramente quella che sente maggiormente il problema amianto.

La Regione si è dotata nel 2005 di un Piano Regionale Amianto (Pral) che prevedeva come obiettivo strategico la totale bonifica entro il 2016. Tale obiettivo non è stato raggiunto,  attualmente vi sono ancora diversi milioni di metri cubi di amianto da bonificare. Naturalmente gli obiettivi sono stati spostati più in là nel tempo e sono intervenuti altri soggetti in campo come il Co.P.A.L. con il progetto "Zero Amianto in lombardia - 2020".

Le azioni previste nel piano regionale hanno comunque avuto inizio nel 2007 quando è stato effettuato un censimento delle coperture in amianto sul territorio regionale. L'incarico è stato dato all'ARPA e sono emersi i seguenti dati: 2.832.473 metri cubi di coperture in amianto su tutto il territorio regionale. Quasi tre milioni di metri cubi che, stimando che 1 metro cubo copre circa 30 mq di superficie, fa comprendere la gravità della situazione.

Nel 2017, quindi dieci anni dopo tale censimento, risultano ancora oltre 1 milione e mezzo di metri quadri di amianto da rimuovere. Sicuramente è stato fatto molto ma tanto ancora c'è da fare.

rimozione amianto: un operaio al lavoro

Come è facile aspettarsi i dati più impressionanti sono quelli relativi a Milano e al suo Hinterland. Dai rilievi del 2007 quasi un terzo dei metri cubi di amianto era concentrato in quest'area: circa 784.000mc. Nel 2012, quando è stata fatta una seconda ricognizione i metri cubi erano scesi a 566.00 con una diminuzione di quasi il 28%. Nel 2017 si è calcolato che siano stati eliminati circa 49.000 tonnellatte di amianto nel complesso. Naturalmente la bonifica dell'amianto a Milano è un problema da affrontare ancora in modo radicale, soprattuto a livello residenziale, dove è il privato a dover prendere l'inziativa autodenunciando la presenza di amianto nel proprio immobile con il solo spauracchio di alcune multe. L'unico modo per riuscire ad ottenre questo obiettivo è formare correttamente la popolazione sui rischi derivati dall'amianto.

Come abbiamo detto le modalità operative di attuazione della legge 257 sono state delegate ai decreti attuativi. Il primo e più importante è il D.M. 6/9/1994: “Normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie”.

Direi che finalmente siamo arrivati al succo del nostro discorso, infatti con le indicazioni presenti in questo decreto del ministero della salute possiamo rispondere alla domanda più importante: cosa devi fare se in casa tua c’è l’amianto?

Il decreto ministeriale del 6 settembre 1994 sulla rimozione dell’amianto nelle strutture edilizie

In questo decreto vengono affrontati cinque aspetti relativamente all’amianto presente negli edifici:

  • L’ispezione delle strutture edilizie, il campionamento e l’analisi dei materiali sospetti per l’identificazione dei materiali contenenti amianto;

  • Il processo diagnostico per la valutazione del rischio e la scelta dei provvedimenti necessari per il contenimento o l’eliminazione del rischio stesso;

  • Il controllo dei materiali contenenti amianto e le procedure per le attività di custodia e manutenzione in strutture edilizie contenenti materiali di amianto;

  • Le misure di sicurezza per gli interventi di bonifica;

  • Le metodologie tecniche per il campionamento e l’analisi delle fibre aerodisperse.

Non sono tutte cose che ci interessano, anche perchè alcune sono abbastanza tecniche e indirizzate esclusivamente a chi opera a livello professionale nel settore. Però ci sono alcuni punti che devi conoscere per sapere come muoverti.

Distinzione tra amianto friabile e amianto compatto

Il decreto pone l’attenzione su un aspetto: l’amianto è pericoloso esclusivamente se vengono rilasciate nell’aria le sue fibre. In caso contrario è innocuo. Questo lo abbiamo già visto nella prima parte dell’articolo ma è giusto sottolinearlo nuovamente.In considerazione di tale aspetto viene definita la distinzione tra materiali friabili e compatti.

Abbiamo già parzialmente visto questa distinzione parlando di eternit e composti floccati. Vediamo quello che dice il decreto:

  • Friabili: materiali che possono essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice pressione manuale;
    rimozione amianto friabile
  • Compatti: materiali duri che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici.
    rimozione amianto compatto

Attenzione ad un aspetto: non è detto che un materiale compatto sia sicuro, anzi. Sebbene l’eternit sia stato pubblicizzato con il concetto di “durata eterna”, non è affatto così. Proprio per questo il decreto dedica un’ampio spazio ai criteri di valutazione della pericolosità.

Quando l’amianto è pericoloso

Abbiamo detto che l’amianto risulta pericoloso quando le sue fibre sono disperse nell’aria. Quindi la prima cosa da fare, una volta accertata la presenza di amianto, è quella di monitorare la concentrazione di tali fibre. Nell’allegato 2 al decreto vengono date due metodologie differenti di calcolo di tale concentrazione alle quali sono associati due valori-limite differenti. Senza approfondire le metodologie di calcolo vediamo semplicemente quali sono tali valori in modo che, nel caso in cui dovessi far eseguire un monitoraggio ambientale, tu riesca a comprendere quanto ti viene detto:

  • Metodo MCF (o MOCF): 20 fibre/litro
  • Metodo SEM: 2 fibre/litro

Superati tali limiti risulta necessario intervenire.

Però, parallelamente a questo, il d.m. ci dice che è altrettanto importante valutare le condizioni effettive di conservazione dei componenti che contengono amianto. Quindi è necessario un secondo tipo di valutazioni di tipo visivo. Durante il sopralluogo il tecnico dovrà valutare:

  • il tipo e le condizioni dei materiali;
  • i fattori che possono determinare un futuro danneggiamento o degrado;
  • i fattori che influenzano la diffusione di fibre e l’esposizione degli individui.

Da tutta questa fase di analisi le risposte che possiamo avere sono di tre tipi:

  1. I materiali sono integri e non suscettibili di danneggiamento. In questo caso chiaramente non c’è nessun pericolo.
    Generalmente questa situazione si verifica quando il materiale è, nella sostanza, inaccessibile.
  2. I materiali sono integri però potrebbero essere danneggiati. Quindi non pericolosi allo stato attuale ma potenzialmente pericolosi.
    Sono ad esmpio materiali che sono sottoposti agli agenti atmosferici (le coperture in eternit ti dicono nulla?)
  3. I materiali sono danneggiati. Quindi sono fin da subito caratterizzati come pericolosi.

Nei primi due casi e per quelli che ricadono nel terzo per superfici limitate la legge prevede come intervento il restuaro (con le tecniche che vedremo a breve), l’eliminazione delle cause e il monitoraggio costante. Per i materiali che ricadono nel terzo caso la legge prevede la bonifica totale (cioè l’eliminazione).

Di seguito come la legge schematizza tutto il processo che abbiamo appena visto:

eliminaoazione dell'amianto: il diagramma per la valutazione di legge

 Metodologie di intervento sui materiali contenenti amianto

Sempre nel decreto  del 6/9/1994 vengono definite le metodologie di intervento sull’amianto. A differenza di quello che si può pensare non viene prevista solo la rimozione dell’amianto. Le fattispecie individuate sono tre:

  • Rimozione
  • Incapsulamento
  • Confinamento

Sono tutti interventi molto delicati poichè durante la loro esecuzione c’è un elevato rischio di rilascio di fibre di amianto nell’aria, quindi vengono disciplinate in modo dettagliato anche le metodologie di lavoro che le ditte specializzate devono mettere in pratica. A noi però questi aspetti non interessano, invece ci interessa capire in cosa consistono questi interventi anche per comprendere quale potrebbe essere il più adatto nel tuo specifico caso (naturalmente sarà il tecnico a stabilirlo).

L’incapsulamento

L’incapsulamento rientra tra gli interventi di restauro, quindi eseguibili su materiali contenienti amianto integri ma suscettibili di danneggiamento o danneggiati per una superficie limitata.

L’intervento consiste nel trattare il materiale con sostanze che penetrano al suo interno o lo rivestono impedendo alle fibre di amianto di distaccarsi e quindi rendendolo sicuro. Solitamente sono rivestimentiche vengono applicati a spruzzo o a pennello, simili a delle pitture.

Risulta utile sottolineare alcuni aspetti di questo intervento:

  1. Non tutti i materiali contenenti amianto possono essere incapsulati efficacemente. Quelli di tipo friabile infatti non sono adatti a ricevere un trattamento di questo genere, anzi potrebbe essere peggiorativo. Infatti il peso dell’incapsulante potrebbe peggiorare le condizioni di friabilità;
  2. Nel caso in cui si optasse per questo tipo di intervento bisogna richiedere alla ditta che eseguirà i lavori il certificato di idoneità all’inertizzazione dell’amianto del materiale usato per eseguire l’incapsulamento;
  3. Questo intervento non elimina completamente le cause di degrado (come gli agenti atmosferici);
  4. Nel caso in futuro si decidesse di sostituirlo, la rimozione sarà resa più difficoltosa (e quindi costosa)
  5. Il programma di controllo e manutenzione dell’amianto incapsulato deve essere presentato dal proprietario, cioè da te, e devi contestualmente nominare un responsabile che deve garantirne l’esecuzione.
Confinamento

eliminazione amianto confinamento

Il confinamento dell’amianto non prevede di renderlo stabile ma di isolarlo da qualsiasi possibilità di contatto con l’ambiente esterno o l’ambiente indoor. In sostanza viene costruita una vera e propria barriera che divide fisicamente l’amianto dal resto del mondo. Al suo interno il materiale continuerà a degradarsi ma la sicurezza delle persone viene salvaguardata.

Anche in questo caso non è sempre attuabile. Solitamente risulta una soluzione perseguibile per strutture in cemento-amianto quali coperture e tubazioni di canne fumarie o altro genere. Sulle coperture ondulate viene posizionata una sopra-copertura in lamiera che quindi rende inaccessibile l’amianto e gli impedisce di disperdere le fibre. Invece nel caso di canne fumarie e simili viene effettuato un vero e proprio rivestimento che può essere realizzato con vari strati: irrigidimento, confinamento, protezione dagli agenti atmosferici.

Questo tipo di intervento è abbastanza economico, come il precedente, però presenta gli stessi problemi: non vengono eliminate le cause del degrado quali gli agenti atmosferici a cui il materiale incapsulante dovrà comunque sottostare (con i relativi tempi di degrado) e una eliminazione futura sarebbe molto costosa.

Anche in questo caso è obbligatorio un programma di manutenzione e monitoraggio.

Rimozione

rimozione amianto: lavori sul tetto

La rimozione è sicuramente la tecnica preferibile in quanto elimina completamente il problema alla radice. D’altro canto è anche quella più pericolosa per la salute e sicuramente la più costosa, sia per i costi nudi della rimozione che per quelli di sostituzione del materiale rimosso.

Il decreto 6/9/1994 indica anche precisametne la metodologia di rimozione, come deve essere installato il cantiere, come devono essere conservati i materiali nell’attesa di conferirli a discarica, le verifiche da fare successivamente l’intervento.

Vediamo alcuni punti salienti per definire meglio gli aspetti che caratterizzano questa tipologia di intervento:

  1. Ha il vantaggio di non richiedere più alcun tipo di monitoraggio successivamente all’intervento di rimozione. Costa di più adesso ma abbatte i costi successivamente!
  2. È sempre attuabile, sia in condizioni di degrado che di buona manutenzione, e per tutte le tipologie di materiali (friabili e compatti);
  3. Comporta alti rischi di contaminazione, quindi le ditte che se ne occupano devono seguire protocolli rigidi ed operare con il massimo scrupolo;
  4. È necessario sostituire il materiale rimosso con altro di diversa tipologia. Questo comporta un aumento dei costi;
  5. Durante l’intervento l’edificio è inagibile (per le coperture in cemento-amianto).

Credo che, chiarita in modo inconfutabile la convenienza dell’eliminazione dell’amianto sotto tutti gli aspetti, sia ora il caso di approfondire i costi di questa operazione. Che come abbiamo detto non sono economici…

RIMOZIONE DELL’AMIANTO: QUANTO COSTA?

Limitiamo la nostra analisi alle sole coperture in cemento-amianto (eternit), in quanto è stato l’utilizzo largamente più diffuso nel campo di nostro interesse, cioè l’edilizia residenziale, ed è comunque rappresentativo per tutti gli interventi su materiali compatti.

Quindi cerchiamo di capire i costi complessivi a cui potresti andare incontro se ti trovassi a dover sostituire il tuo vecchio e pericoloso tetto in eternit.

In questo ci viene in aiuto un dossier di legambiente del 2011 che ha fatto una ricognizione dei prezzi medi di rimozione dell’amianto in varie regioni d’Italia.

Elenchiamo tutte le spese che devono essere sostenute:

  1. Rimozione del cemento-amianto
  2. Trasorto a discarica
  3. Oneri di discarica
  4. Pratica ASL
  5. Fornitura e posa in opera della nuova copertura
  6. Pratica Edilizia

Quantifichiamo ora tutte queste voci di spesa.

1. Rimozione del cemento amianto

In questa voce ci riferiamo solo al costo di smontaggio delle lastre di copertura, messa in sicurezza e stoccaggio in area sicura all’interno del cantiere.

Nel prezzo che daremo sono compresi i costi di installazione del cantiere che, come potrai facilmente comprendere, sono estremamente variabili a seconda della situazione: operare in una villetta singola ad un piano con ampio giardino è differente da farlo in un condominio di 7 piani che affaccia su strada. Quindi il costo varierà in considerazione di questi aspetti, della quantità e tipologia di materiale da smaltire (vario spessore delle lastre).

La rimozione dell’amianto può costare da 6€/mq fino a 10€/mq.

2. Trasporto a discarica

Qui il costo viene solitamente dato a corpo e varia a seconda di alcuni fattori:

  • quantità di materiale da smaltire
  • distanza della discarica abilitata
  • necessità di mezzi specifici

Tenuto conto di questi fattori il costo medio di trasporto per un intervento di rimozione di una copertura di cemento-amianto può essere variabile tra 500€ e 1.500€.

3. Oneri di discarica

I costi di smaltimento italiani sono i più alti rispetto a quelli delle nazioni che ci circondano.

I motivi sono vari, a partire dal fatto che in Italia ci sono poche discariche autorizzate allo smaltimento dell’amianto: una statistica del 2015 ne aveva censite solo 24 discariche.

Oggettivamente eseguire lo smaltimento in sicurezza non è semplice: l’unico modo per farlo è, in sostanza, far tornare l’amianto da dove è stato preso, cioè sotto terra. E chiaramente ci sono dei rigidi protocolli sia per la formazione che per la gestione dei siti di discarica.

Un numero di discariche così basso, a fronte di una quantità di amianto da smaltire veramente impressionante (le statistiche parlano di 32 milioni di tonnellate…) fa sì che i prezzi aumentino in modo significativo. A ciò dobbiamo aggiungere che, per non intasare tutto il processo di rimozione dell’amianto, viene aggiunto un passaggio intermedio a tutta la filiera: il materiale rimosso viene depositato in discariche di passaggio in attesa di essere conferito alle discariche di smaltimento. Naturalmente ciò comporta costi aggiuntivi che porta il prezzo medio di smaltimento a circa 260 €/tonnellata, con picchi di 630 €/tonnellata in Emilia Romagna. Mentre in Germania, ad esempio, il costo è di soli 110 €/tonnellata (fonte: kataweb).

Quindi, per tornare a noi, considerando che 1mq di cemento-amianto pesa circa 15kg, risulta che il costo di smaltimento è di circa 4€/mq.

4. Pratica ASL

La legge prescrive che, 30 giorni prima di inziare effettivamente i lavori di rimozione dell’amianto, venga depositato il piano di lavoro. Tutte le disposizioni in merito sono riportate nel testo sulla sicurezza sui luogi di lavoro (il d.lgs. 81/2008) nel quale un intero capo è dedicato al trattamento dell’amianto. L’obbligo di redazione del piano di lavoro è sancito dall’articolo 256 nel quale troviamo anche i contenuti minimi di tale piano.

Chiaramente il piano deve essere redatto da persona esperta in materia (cioè non puoi farlo tu in prima persona) e solitamente se ne occupano le ditte stesse che eseguono la rimozione. Le ASL territoriali richiedono sempre degli oneri da pagare che sono variabili per località e quantità di amianto da rimuovere.

Il costo può oscillare tra i 300€ e i 550€ a pratica.

5. Fornitura e posa in opera della nuova copertura

Chiaramente dove prima c’era amianto ci dovrà essere qualcosa altro, altrimenti ti piove in casa. La soluzione maggiormente compatibile, più rapida da installare e collaudata è quella dei pannelli tipo sandwich: sono lastre in cui un isolante è interposto tra due fogli sagomati di alluminio o acciaio. Alcuni di questi pannelli esternamente imitano nella forma e nei colori le tegole classiche.

Il costo di fornitura e posa in opera varia notevolmente a seconda dello spessore dell’isolamento necessario e dei modelli scelti. Difficilmente si riesce a scendere sotto i 25€/mq per arrivare fino a circa 40€/mq.

6. Pratica edilizia

La sostituzione della copertura in eternit rientra nella manutenzione straordinaria e non ordinaria come erroneamente alcune volte viene fatta passare. Questo presuppone la presentazione di una pratica edilizia al comune. Inoltre potrebbe essere necessario richiedere l’autorizzazione paesaggistica se l’area in cui si trova l’edificio ricade all’interno delle perimetrazioni di tutela. Infine sarà quasi sicuramente necessario un coordinatore per la sicurezza.

Per tutte queste necessità burocratiche e tecniche considera di spendere non meno del 7% dell’intero costo dell’intervento (progettazione/direzione lavori/coordinamento della sicurezza) più gli oneri di segreteria che di solito ammontano a qualche centinaia di euro .

Tiriamo le somme dei costi di eliminazione dell’amianto

Ricapitoliamo:

  • Rimozione del cemento-amianto: tra 6€/mq e 10€/mq
  • Trasorto a discarica del cemento-amianto: tra 500€ e 1.500€
  • Oneri di discarica: circa 4€/mq
  • Pratica ASL: tra 300€ e 550€
  • Fornitura e posa in opera della nuova copertura tipo “sandwich”: tra 25€/mq e 40€/mq
  • Pratica Edilizia: il 7% delle spese precedenti

Un esempio ci aiuterà a capire i costi reali. Ipotiziamo una casa con una copertura di circa 100mq e calcoliamo il costo dell’intervento applicando dei prezzi medi tra quelli riportati qui sopra:

  • Rimozione: 8€/mq*100 = 800€
  • Trasporto: 700€
  • Oneri di discarica: 4€/mq*100 = 400€
  • Pratica ASL: 300€
  • Nuova copertura: 30€/mq*100 = 3.000€
  • Pratica edilizia: 500€ + 200€ (oneri) = 700€

TOTALE = 5.900€ + iva 10% (sono interventi agevolati) = 6.500€ (circa).

Sono conti un po’maccheronici però servono per darti una misura dei costi.

Volendo invece valutare solo i  meri costi di rimozione delle coperture in amianto, per un servizio “chiavi in mano” dato dalle ditte specializzate, i rilevamenti di legambiente a cui abbiamo fatto riferimento poco fa ci dicono che il costo ha un range estremamente variabile, da un minimo di circa 10€/mq fino ad un massimo di circa 30€/mq.

HO DATO IL CONSIGLIO GIUSTO A MIA SUOCERA?

rimozione amianto: il consiglio alla suocera con il tetto in eternit

Concludiamo questo lungo articolo tornando all’inizio: se ti ricordi il consiglio che ho dato  a mia suocera per il suo tetto in amianto è stato quello di sollecitare l’amministratore del condominio alla rimozione dell’amianto e sostituzione con un altro materiale.

Quel tetto sta lì sopra da oltre 40 anni, sempre sotto gli agenti atmosferici che ormai l’hanno rovinato rendendolo pericolo per la salute. Abbiamo visto che gli interventi previsti per legge sono  confinamento (impossibile da attuare), incapsulamento e rimozione.

In questo caso l’incapsulamento, sebbene sia possibile, non è conveniente perchè anche la parte inferiore del tetto (il sottotetto), nonostante non sia esposta agli agenti atmosferici, è in pessime condizioni. Un intervento di incapsulamento completo dovrebbe prevedere la rimozione delle lastre, l’applicazione di una membrana metallica sopra e sotto le lastre di amianto e un nuovo fissaggio delle lastre. Una follia.

L’unica soluzione realmente possibile ed attuabile (anche a livello economico) è una rimozione dell’amianto esistente e la sotituzione con una copertura tipo sandwich. Le superfici sono importanti (tutto l’edificio, composto da tre corpi di fabbrica) si estende per una superficie complessiva di olte 800mq e il costo non sarebbe irrisorio. Moltiplichiamo per 8 la somma che abbiamo dato sopra e otteniamo il risutato: 52.000€ (almeno) che naturalmente andrebbe diviso tra i vari condomini per i millesimi di competenza.

Ma una spesa anche importante come questa confrontata con la tranquillità di non correre pericoli mortali per la propria salute in casa non vale  la candela?

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