La grande guida al pavimento in gres: impara a conoscere il materiale principe dei pavimenti per fare la scelta giusta

Durante la ristrutturazione di una casa mettere un è una delle soluzioni più diffuse. In fondo le possibilità tra cui scegliere non sono poi così tante: , legno, pietra, resina… E tra tutte queste il gres è sicuramente quella che offre (potenzialmente) il rapporto caratteristiche/prezzo più conveniente. Ma ti assicuro che la scelta non è poi così banale e ci scommetto che tu non hai idea precisa di cosa stai per mettere a terra quando ti parlo di gres. Eppure dovresti perchè quella cosa che sta lì e che calpesti tutti i giorni ti accompagnerà per moltissimo tempo, sicuramente più della pittura delle pareti o delle porte. Che ne dici di capirne qualcosa di più prima di prendere una decisione avventata (e costosa)?

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Articoli che ti parlano del in gres ne puoi trovare in abbondanza in rete. Te lo dico per certo perchè il mio approfondimento sulla questione è iniziato per una ricerca personale…anzi professionale.

Lo ammetto: faccio l’architetto, ristrutturo case…ma non aspiro all’onniscenza. Ho fatto posare migliaia di metri quadri di mattonelle in gres ma ammetto di essermi sempre fidato sulla parola sulla loro superiorità rispetto agli altri rivestimenti ceramici. Negli ultimi tempi però nel mio ufficio c’è stata una vera e propria transumanza di rappresentati di ditte che producono gres. Mai successo prima…così mi sono chiesto: “ma ci sarà qualche novità che mi sono perso?”. Ecco…la mia ricerca è nata proprio così, come probabilmente faresti tu.

Ho scoperto tante cose che non sapevo (mea culpa…) e avuto conferme di cose che (per fortuna) già sapevo.

Come ti dicevo la mia ricerca è iniziata partendo dalla rete dove ho trovato (stranamente) molti articoli scritti bene e veramente interessanti (te ne linkerò qualcuno qua e là) in un marasma di pagine promozionali curate dai produttori di pavimenti in gres.

Però questi articoli hanno la solita cattiva abitudine di spezzettare l’argomento, cosa che io odio. Contengono tante informazioni inutili (almeno per un utente finale come te) in mezzo a pochi dati realmente utili.

Qui voglio fare il punto della situazione sul tema “pavimento in gres”, cosa che servirà prima di tutto a me per avere un posto dove tornare quando avrò qualche dubbio (un po’come ho fatto con l’articolo sul pavimento in legno), che servirà ai miei clienti che manderò qui  per chiarirgli le idee, e spero che possa servire anche a te che leggi per farti un’idea più chiara non solo sul gres ma in generale sul tipo di mattonelle in ceramica che puoi trovare in commercio.

In questa mini-guida affronteremo pochi punti ma essenziali punti:

  • Vedremo la differenza tra i vari tipi di pavimenti ceramici che puoi trovare in commercio
  • Vedremo cos’è il gres e la differenza con il gres porcellanato
  • Approfondiremo le caratteristiche del gres porcellanato (che alla fine dei conti è il miglior che puoi far posare)

Come sempre non ti parlerò di marche e modelli…non è assolutamente mia intenzione fare una disamina completa di quello che c’è in circolazione (compito tra l’altro arduo dato l’immenso panorama produttivo italiano…pensa che ogni anno vengono realizzati quasi 100 milioni di metri quadrati di piastrelle) anche se probabilmente mi ritroverò a fare riferimento ad alcuni prodotti per farti capire qualche concetto. Non prenderle come marchette…tanto non mi pagano!

IL PAVIMENTO IN  GRES È L’ULTIMO ARRIVATO TRA I PAVIMENTI CERAMICI

Chiariamo subito un aspetto: il gres porcellanato (che è quello utilizzato oggi e che è molto diverso dal gres originario di cui parleremo nel prossimo paragrafo) è una ceramica. Esattamente come il vaso di porcellana della nonna. Oppure come il bidet.

La ceramica non è altro che argilla cotta. Un tentativo di imitare le caratteristiche della pietra però con le forme utili all’uomo.

O meglio era solo argilla cotta…ora c’è l’argilla ma ci sono anche altri minerali che negli anni sono stati introdotti per migliorarne le caratteristiche.

Giusto per conoscenza (anche perchè in fondo sono informazioni che non ti servono a molto…) attualmente i principali componenti di tutte le piastrelle in ceramica che puoi trovare in commercio (non solo del gres) sono:

  • Argilla
  • Sabbia
  • Quarzo
  • Feldspati

(Ho scoperto che i feldspati sono dei minerali che costituiscono circa il 60% della crosta terrestre…non ne avevo idea).

Tolteci le incombenze “tecniche” veniamo al succo di questo paragrafo: che tipo di mattonelle per pavimenti puoi trovare dal tuo rivenditore di fiducia? Il pavimento in gres in fondo è solo l’ultimo arrivato…

Infatti il mercato attualmente si divide in tre grossi prodotti:

  • Bicotture
  • Monocotture
  • Gres porcellanato

A cui si può aggiungere, anche se con un ruolo molto marginale, il cotto rustico.

Però il peso specifico dei vari prodotti all’nterno del mercao è molto differente. Confindustria Ceramica ha rilasciato nel 2015 uno studio che domostra come il Gres porcellanato abbia cannibalizzato il settore. Non è recentissimo ma giusto per capire meglio le dimensioni e i numeri in ballo:

Statistiche del pavimento in gres

Ok, mi dirai “ma che me ne frega a me? Io voglio solo informazioni sul pavimento in gres!”

Hai ragione…ma nel negozio che ti vende le mattonelle non troverai solo pavimenti in gres ma anche altri materiali. Se attualmente il mercato è cannibalizzato dal gres c’è un motivo (e lo scopriremo a breve) ma devi comunque capire cosa potrebbe proporti il venditore di turno (magari per liberarsi di un vecchio fondo di magazzino che non riesce a sbolognare a nessuno…).

Quindi facciamo un breve approfondimento su questi tre materiali…non prima però di capire quali sono gli strati di cui è composta una piastrella.

La struttura della piastrella in ceramica

Tranquillo, niente di così complesso (o almeno non nei termini in cui ne parleremo noi).

La piastrella infatti si compone essenzialmente di due strati (anche se nel gres porcellanato vedremo che non è sempre così…):

  1. Il supporto che è composto dai materiali che abbiamo visto prima (Argilla, Sabbia, Quarzo, Feldspati)
    Stiamo parlando della base vera e propria della piastrella, quella che le da la struttura (lo spessore, la dimensione, etc.)
  2. La smaltatura superficiale, dello spessore di meno di un millimetro (Anche qui Argilla, Quarzo etc oltre a ossidi coloranti il tutto su una base vetrosa)

Quindi di base si tratta di una struttura abbastanza semplice. Vediamo come questi due strati sono stati sfruttati nell’industria delle piastrelle.

Piastrelle in bicottura

Partiamo da queste per un semplice motivo: sono quelle che sono entrate per prime in produzione e se hai una casa costruita tra la fine della seconda guerra mondiale e l’inizio degli anni ’60 e mai ristrutturata ci sono buone probabilità che a terra ti possa ritrovare un pavimento in piastrelle in bicottura.

Belle ma fragili.

Il motivo per cui si chiama bicottura lo dice il nome stesso: vengono cotte due volte. Prima viene cotto parzialmente il supporto, dopodichè viene realizzata la smaltatura e cotto nuovamente il tutto. Per questa doppia cottura il supporto viene chiamato biscotto.

Questa piastrella consente di avere dei colori molto vivaci e duraturi nel tempo, ha un solo piccolissimo problema: è fragile. Non solo la smaltatura si rovina facilmente se urtata ma la piastrella si spezza proprio.

Per questa sua caratteristica attualmente le piastrelle in bicottura vengono usate esclusivamente quali rivestimenti di pareti e mai a terra. Spendere un patrimonio per un materiale che si rompe al minimo urto non è il massimo…

E infatti come puoi vedere nel grafico qui sopra già all’inizio degli anni ’90 (quando ha fatto la sua comparsa sul mercato il gres porcellanato) era già poco utilizzata. Appunto quasi solo come rivestimento.

Piastrelle in monocottura

Parliamo del (ex-) boss del settore.

Introdotta negli anni ’60 ha fatto la parte del padrone fino a che non è stata soppiantata dal gres porcellanato.

Anche in questo caso il nome dice la caratteristica principale del prodotto: il supporto e lo smalto vengono cotti in contemporanea.

Questo garantisce una maggiore resistenza sia dello smalto, che riesce a penetrare meglio nel supporto, sia della piastrella in generale.

Per almeno 30 anni la maggior parte dei pavimenti (non solo in Italia) sono stati realizzati con piastrelle in monocottura. Se la tua casa è stata realizzata o ristrutturata tra gli anni ’70 e la fine degli anni ’90 con ogni probabilità hai pavimenti in monocottura.

L’unica pecca era che i colori degli smalti sono meno brilanti rispetto alle bicotture.

Gres fine porcellanato

Il gres fine porcellanato è il protagonista di questo articolo e ne parleremo diffusamente nei prossimi paragrafi, però spendiamo qualche parola già qui. Come hai già potuto vedere nel grafico che ti ho messo qui sopra attualmente il gres porcellanato non è solo indiscusso protagonista nel settore dei pavimenti ceramici, ma ne è l’indiscusso imperatore.

Perchè è riuscito ad assumere questo ruolo? Due parole:

  • Resistenza
  • Estetica

Il gres porcellanato è duro, praticamente indistruttibile ed ha delle finiture stupende che riescono ad imitare altri materiali in modo impressionante (ci sono dei marmisti che confondono piastrelle in gres con la pietra naturale).

La resistenza è dovuta alla bassissima porosità rispetto alle altre tipologie di piastrelle che è resa possibile da due elementi: la formulazione dell’impasto, ottimizzato rispetto a quello delle altre tipologie di piastrelle (ad esempio è stato aggiunto il caolino che abbiamo già incontrato nell’articolo sulle pitture), e il processo produttivo che si è notevolmente raffinato (banalizzando presse più pesanti e forni a nastro).

Invece dal punto di vista estetico vedremo come, in particolare negli ultimi anni, le nuove tecnologie hanno dato un’ulteriore botta verso la creazione di finiture sempre più varie e raffinate.

GRES E GRES PORCELLANATO: COSÌ SIMILI EPPURE COSÌ DIFFERENTI

Il primo gres realizzato e prodotto su larga scala non è stato il porcellanato che puoi trovare attualmente nei negozi, ma il gres rosso.

Questo materiale ha avuto una grandissima diffusione a partire dal terzo decennio del secolo scorso, soprattutto in edifici pubblici, per la sua grande resistenza, anche al gelo. Ancora oggi viene prodotto ma in quantità veramente insignificanti.

Non è difficile vederlo ancora in luoghi pubblici e avrai notato sicuramente che si tratta sempre di piastrelle di piccole dimensioni (spesso rettangolari). Il motivo è che, a fronte di ottime caratteristiche di resistenza, durante la fase di produzione subiva facilmente deformazioni così da rendere impossibile la realizzazione di formati più grandi.

Non ha niente a che fare con il gres porcellanato attualmente in produzione se non per una caratteristica precisa che è tipica proprio del gres (anche se vedremo che ormai non è più così): non è smaltato. Il colore che vedi in superficie è il colore del supporto.

In questo caso si dice che è “colorato in pasta”. La cosa positiva di questa caratteristica è che se si scheggia la piastrella (cosa comunque molto rara per un gres) il colore sotto è uguale a quello della finitura e praticamente non si vede.

Ma veniamo finalmente al gres porcellanato; tale materiale, oltre ad avere una formulazione diversa dalle ceramiche di cui abbiamo parlato finora, presenta alcune caratteristiche peculiari:

  • Ha una bassissimo coefficiente di assorbimento dell’acqua (cioè dei liquidi in generale). Questo significa che ha minore tendenza a macchiarsi (ma vedremo alcune caratteristiche peculiari in merito) e resiste meglio al gelo (l’acqua entrando nella struttura di una piastrella gelando si espande e la porta a rottura).
  • Di base è “colorato in pasta” e non smaltato quindi, come il gres rosso, se si scheggiasse verrebbe alla luce materiale dello stesso colore della finitura. Normalmente il colore della pasta del gres è beige, però gli affinamenti della tecnologia ha consentito di fare molte variazioni nel tempo consentendo di ottenere colorazioni più disparate. In realtà con le nuove tecnologie ormai è molto diffuso anche il gres smaltato (ne parleremo a breve).
  • È veramente molto duro. Prova a forare una normale piastrella e vedrai che, se non hai una punta diamantata, dovrai buttare via tutto ciò che hai usato per tentarci.
  • Con le tecnolgie attuali è possibile fare qualsiasi tipo di finitura superficiale che avrà qualità estetiche e di durata molto superiori a qualsiasi piastrella in mono o bicottura esistenti.

Ti ho incuriosito un po’di più su questo materiale? Spero di si perchè se vuoi far posare un pavimento in gres ci sono ancora molte altre caratteristiche che devi conoscere.

Approposito…sai perchè il gres che trovi attualmente in commercio viene chiamato “porcellanato”? Per la presenza nel suo composto di una buona percentuale di caolino, una pietra bianca che viene utilizzata nella produzione di porcellana.

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LE CARATTERISTICHE DEL PAVIMENTO IN GRES PORCELLANATO

Sai perchè il gres si chiama gres?

Tale termine deriva dalla parola “greificazione”, un processo chimico particolare che avviene durante la cottura delle argille che formano questo tipo di ceramica e che invece non avviene nelle altre piastrelle. Per farti capire di che tipo di fenomeno si tratta proviamo ad usare un termine più comune: “vetrificazione”.

Pensa a un vetro: è totalmente impermeabile all’acqua, non ne fa passare nemmeno una goccia. Questo è esattamente ciò che avviene col processo di greificazione: la piastrella durante la cottura diventa assolutamente impermeabile all’acqua (in realtà un po’meno del vetro come vedremo a breve) e inoltre diventa molto più dura di un vetro.

Come abbiamo già detto le prime produzioni di gres porcellanato risalgono ad inizio anni ’70 ma la messa a punto del processo produttivo ha fatto sì che cominciasse realmente a diffondersi dall’inizio degli anni ’90.

Nel giro di un decennio ha raggiunto e poi nettamente superato la concorrente principale, cioè le piastrelle in monocottura, grazie alle sue caratteristiche straordinarie.

 

Altra caratteristica che le nuove tecnologie hanno reso possibile è la realizzazione di grandi formati: non più solo le piastrelle 20×20 o 33×33, ma ormai sono comuni formati come 60×60, 90×90, 120×120…alcune arrivano addirittura a 3 metri di lunghezza. Tali formati sono assolutamente impensabili per piastrelle in mono-bi cottura: troppo fragili per garantire buoni risultati.

Continuiamo con un’altra caratteristica che apprezzo veramente moltissimo: la rettificazione delle piastrelle. Cosa significa? Che, dopo la cottura, le piastrelle vengono rifilate per fare in modo che i lati siano perfettamente dritti. Questo significa che un pavimento in gres può essere posato praticamente senza fughe. Ormai i bravi piastrellisti riescono a metterle talmente vicine che la fuga tra una piastrella e l’altra è quasi invisibile. Questo, sommato alle dimensioni generose delle piastrelle, permette di creare dei veri e propri effetti monolitici.

Vediamo ora come possono essere classificate le piastrelle. Naturalmente eviteremo di soffermarci su aspetti puramente tecnici ma ci concetreremo su tre specifiche caratteristiche, cioè quelle che alla fine ti interessano di più:

  • Fisiche
  • Di trattamento superficiale
  • Di spessore

Per quanto riguarda le caratteristiche fisiche possiamo dividere i gres in due tipi:

  1. Naturali (quelli a tutta pasta)
  2. Smaltati

Per quanto riguarda i trattamenti possiamo dividere i gres in tre tipi:

  1. Naturali (senza trattamento o opachi)
  2. Lappati
  3. Lucidati

Per quanto riguarda lo spessore possiamo ancora una volta individuare tre tipologie principali:

  1. Spessore “normale” (tra i 14 e i 16 mm)
  2. Sottili (tra i 7 e 10 mm)
  3. Ultra-sottili (tra i 3 e i 5 mm)

Esistono poi i pavimenti in gres a spessore maggiorato, cioè circa 20mm, ma in ambito residenziale non hanno molto senso di essere utilizzati.

(PS: altra caratteristica con cui potremmo classificare i gres potrebbero essere le dimensioni delle piastrelle…ma qui ogni produttore fa veramente quello che vuole e rischieremmo di entrare troppo nel dettaglio).

Descriviamo brevemente i punti salienti di ognuna di queste classificazioni.

Classificazione basata sulle caratteristiche fisiche del gres

Abbiamo già detto che una delle caratteristiche principali del gres porcellanato è il suo essere colorato in pasta, senza essere smaltato.

Beh ti ho detto una parziale bugia. In realtà da ormai vent’anni non è più questa la situazione: infatti ora si producono in grandissima quantità (anzi per la maggior parte) piastrelle in gres porcellanato smaltato. Motivo? Per avere una maggiore quantità di finiture, di qualità maggiore e che imitino fedelmente anche altri materiali.

Infatti con il gres a tutta massa, nonostante un gradevole effetto leggermente marmorizzato, non si riusciva ad ottenere effetti estetici tanto vari. Questa leggera marmorizzazione…era troppo leggera! Almeno per i gusti più diffusi. Così, mentre da un lato si sviluppava la tecnologia delle piastrelle a tutta massa, dall’altro  si è cominciato a smaltare il gres con ottimi risultati, soprattutto negli ultimi anni grazie all’avvento delle stampe digitali questa produzione ha subito un vero e proprio boom.

Gres naturale

pavimento in gres naturale

Viene definito anche gres porcellanato tecnico e come abbiamo detto si tratta di un pavimento in gres in cui la piastrella mantiene caratteristiche costanti di colorazione lungo tutto lo spessore. Si tratta di un unico strato di materiale.

Solitamente ha un costo maggiore del gres smaltato perchè ha una grossa limitazione: non deve avere imperfezioni. Il materiale deve essere miscelato perfettamente e la cottura deve essere realizzata nel miglior modo possibile. L’aspetto finale non è controllabile a posteriori come con la smaltatura, ma dipende proprio dalle fasi precedenti su cui si può avere solo un parziale controllo. Lo scopo è non avere alcun difetto superficiale che, vista la caratteristica del materiale di essere a tutta massa, si ripercuote di conseguenza nell’assenza di difetti lungo l’intera piastrella. La perfezione è difficile da raggiungere…

Quello a tutta massa è un gres porcellanato che, allo stato naturale (cioè senza trattamenti superficiali) ha il più basso coefficiente di assorbimento dell’acqua. Inoltre è anche il più resistente.

Per contro non presenta una grande varietà di finiture, che solitamente differiscono principalmente per il colore.

Viene utilizzato molto in ambienti ad alta frequentazione (centri commerciali, aeroporti, stazioni, uffici pubblici…) ma anche nel residenziale può dare risultati soddisfacenti.

Gres smaltato

pavimento in gres smaltato

Ecco…qui si apre un mondo. Dobbiamo essere bravi a rimanere concentrati e sintetici.

Vedi l’immagine qui sopra? Non è un pavimento in marmo ma un pavimento in gres porcellanato smaltato con effetto marmo. È vero che si tratta di una foto ma…lo avresti mai detto?

Il gres smaltato è nato a metà degli anni ’90 come risposta alle richieste del mercato che voleva sì pavimenti in gres (quindi molto resistenti) ma anche finiture e colorature più varie rispetto a quelle proposte col gres naturale.

Da allora ne sono stati fatti di passi in avanti…ora infatti è possibile  replicare, almeno dal punto di vista estetico, praticamente tutti i materiali:

  • Ferro
  • Pietre (marmi, graniti, etc.)
  • Legno
  • Cemento

Personalmente, anche se non dovrei dirlo troppo in giro visto che i miei colleghi spesso non approvano, apprezzo tutte queste finiture (ad eccezione del legno).

Le piastrelle in gres porcellantato smaltato costano generalmente meno delle piastrelle in gres porcellanato naturale. Questo potrebbe sembrare strano considerando che in fondo rispetto alle prime è necessario aggiungere uno strato in più (lo smalto).

Il motivo è che lo smalto nasconde il supporto…e di conseguenza nasconde i difetti del supporto. Questo significa che la parte che si trova sotto non deve essere tecnicamente perfetta come nelle piastrelle a tutta massa e quidi consente di economicizzare il processo produttivo.

Ciò che ha permesso il raggiungimento di caratteristiche estetiche talmente elevate da rendere difficoltoso distinguere un marmo naturale da un marmo in gres è lo sviluppo delle nuove tecnologie digitali. Infatti il processo di smaltatura delle piastrelle, nella maggior parte dei casi, non è più quello classico utilizzato per mono e bicotture negli anni del loro boom (dal secondo dopoguerra fino a non molti anni fa), cioè con stampanti a rulli: oggi le piastrelle vengono stampate con delle stampanti a getto di inchiostro.

Ok, non è la stampante che hai in casa, si tratta di stampanti di grandi dimensioni in grado di “spruzzare” qualcosa di diverso dall’inchiostro che si usa sui fogli. Ecco un esempio:

pavimento in gres stampante digitale

La quasi totalità della produzione di piastrelle in gres porcellanato smaltate con la stampa digitale riproduce materiali più o meno naturali…tra l’altro, proprio perchè si tratta di una stampante, in teoria è possibile realizzare anche delle stampe con immagini personalizzate. Ok, la faccenda qui si farebbe costosa e forse si adatterebbe meglio a rivestimenti a parete e non ad un pavimento in gres…ma è giusto per farti capire le possibilità pressochè illimitate.

Uno dei dubbi che potrebbe venirti in caso di una piastrella in gres smaltato è: “ma se poi si scheggia?”

La scheggiatura di uno smalto per gres è un’eventualità realmente molto rara (io non l’ho mai visto nei pavimenti che ho fatto posare, anche dopo molti anni) però per ovviare a questa possibilità i produttori generalmente realizzano il supporto in gres della stessa toanlità dello smalto in modo da mimetizzare un eventuale inconveniente di questo tipo.

Classificazione basata sul trattamento superficiale della piastrella in gres

Quando ti parlo di trattamento superficiale intendo la lavorazione che viene fatta a valle della produzione della piastrella (cioè dopo la cottura) proprio sulla superficie della stessa per ottenere particolari effetti. Abbiamo detto che esistono tre finiture principali, vediamole.

Finitura naturale

Quando parliamo di finitura naturale intendiamo che il pavimento in gres è così come mamma l’ha fatto…così come esce dalla cottura così rimane. Quindi generalmente opaca e leggermente ruvida al tatto.

Questa finitura è quella che presenta le migliori caratteristiche per quanto riguarda l’assorbimento dell’acqua, e quindi la tendenza a non sporcarsi.

Infatti, per quanto compatta possa essere la pasta che forma il gres porcellanato, c’è sempre la presenza di microfori all’interno della struttura della piastrella. Fortunatamente questa presenza è praticamente assente in superficie (la cottura tende a chiuderli), quindi quando ci cade qualsiasi tipo di sporco risulta molto facile rimuoverlo e non penetra nella piastrella scongiurando il rischio di aloni.

Finitura lappata

Quando anni fa ho letto per la prima volta la parola “lappata” vicino alla parola “piastrella” ho pensato ad un cane che la leccava voracemente.

In realtà la lappatura è una lavorazione che deriva dal termine lapidatura e non è altro che una sorta di “lisciatura” della superficie della piastrella in gres. Lo so che non è il termine tecnicamente corretto…ma in sostanza si tratta di questo.

Con delle speciali teste diamantate la superficie viene resa più liscia fino a farla sembrare vellutata al tatto e darle una maggiore brillantezza alla vista, ma senza farla diventare lucida.

In sostanza se guardi la piastrella lappata da sopra è opaca ma se la guardi di traverso ha un certo grado di riflettanza. Nella foto qui sotto puoi vedere proprio l’effetto di un pavimento in gres lappato: il materiale non è lucido ma di traverso riflette.

pavimento in gres lappato

NB: non fare caso al fatto che nell’esempio qui sopra il colore della piastrella passa dal rossiccio al marrone…quello è l’effetto estetico scelto per la smaltatura e non c’entra niente con la lappatura che viene fatta dopo. In questo caso si potrebbe parlare di pavimento in gres lappato effetto rame.

Sicuramente la lappatura è piacevole da vedere solo che devi stare molto attento alla manutenzione di queste piastrelle: per rendere più liscia la superficie viene tolto un seppur minimo strato di materiale sueprficiale, facendo emergere le microporosità di cui parlavamo prima e quindi rendendola più sensibile all’assorbimento dei liquidi (e quindi dello sporco).

Ci sono tecnologie che permettono di chiudere questi “pori”, però la superficie lappata è sempre più delicata di quella naturale.

Finitura lucida

La lucidatura di una piastrella in gres porcellanato è lo step successivo alla lappatura: la superficie viene resa talmente liscia che riflette. Un effetto molto bello e ricercato per imitare i marmi, ma in questo caso estrema attenzione alla pulizia!

Se con la lappatura alcuni micropori potevano venire alla luce con la levigatura questa diventa una cosa certa…quindi se ti cade un bicchiere di vino per terra devi pulire subito!

Serve una foto per capire come sia una finitura lucida?

Classificazione basata sullo spessore della piastrella

Passiamo all’ultima classificazione. Presta attenzione perchè lo spessore della piastrella è uno degli elementi che determina in modo sostanziale le caratteristiche di resistenza della piastrella ma soprattutto può fare la differenza tra una piastrella da 15 €/mq e una da 30 €/mq.

Prima abbiamo individuato tre spessori “standard”, che sono quelli maggiormente diffusi sul mercato. Se allo spessore maggiore corrisponde un maggior quantitativo di materiale (chiaramente), una resistenza maggiore e in genere delle prestazioni tecniche maggiori, non è vero che sia quello più costoso e che scendendo di spessore i costi diminuiscono.

Infatti le piastrelle extra-sottili, quelle che vanno da 3 a 5 mm per intenderci, costano di più di quelle con spessori maggiori.

Il motivo? Produrre spessori sottili di qualità è costoso! Richiede un processo con altissima precisione sia della fase produttiva che di cottura.

Le piastrelle sottili più famose sono senza dubbio quelle prodotte dalla Cotto d’Este con il nome commerciale di Kerlite. Se hai voglia di perdere qualche minuto qui sotto puoi guardarti un video di come viene prodotta una piastrella di questo materiale…un lavoraccio!

Ma, tornando a noi, quali sono gli utilizzi corretti per questi tre range di spessori? Quando cioè dovresti preferire uno rispetto all’altro?

Quelle extra-sottili sono la soluzione ottimale per sovrapporre un nuovo pavimento in gres ad un vecchio pavimento che non ti piace più. Personalmente non mi piace, in fase di ristrutturazione, lasciare il vecchio pavimento come supporto del nuovo, sia per problemi tecnici che di maggior carico sui solai. Però è una soluzione sempre più diffusa e per evitare scocciature come il taglio delle porte un gres di 3mm di spessore è la soluzione migliore.

Lo spessore standard, quello che va dai 14 ai 16mm, è la soluzione che personalmente ritengo migliore, ed anche la più diffusa. Il motivo è che garantisce una maggiore stabilità, resistenza e in sostanza durata della piastrella. Chiaramente piastrelle di tale spessore sono sconsigliaibli in sovrapposizione alle piastrelle esistenti per tutti i motivi che abbiamo già detto sopra, quindi se devi realizzare il tuo nuovo pavimento in gres con una piastrella di questo spessore devi sapere che sarà necessario togliere il vecchio pavimento compreso del massetto sosttostante.

C’è infine lo spessore medio tra i due precedenti: il centimetro. È sicuramente una buona scelta nel caso di ristrutturazioni per alcuni motivi:

  • Mantiene comunque ottime caratteristiche di resistenza. Non ci potrai passare sopra con la macchina…ma in casa decisamente non è un problema
  • Ha un peso notevolmente inferiore rispetto al 14mm. Si tratta di circa 6kg/mq in meno (circa 23kg contro 29kg). Su solai vecchi, progettati per sovraccarichi minori di quanto si faccia ora e su cui probabilmente prima erano state posate delle sottilissime e leggerissime piastrelle in monocottura, spesso non è il caso di andare a gravare con carichi eccessivi. Naturalmente una verifica da parte del tuo progettista non farebbe male…
  • Costa meno a fronte di una qualità molto simile a quella dei 14 mm. Naturalmente dobbiamo sempre fare i confronti a parità di produttore…un 10mm cinese non avrà la stessa qualità di un 10mm italiano, figuraimoci di un 14mm!

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HAI DECISO COME SARÀ IL TUO PAVIMENTO IN GRES PORCELLANATO?

Abbiamo affrontato un lungo percorso alla scoperta del pavimento in gres. Lo sai vero che l’Italia è uno dei maggiori produttori mondiali di questo materiale? Certo siamo stati superati dalla Cina in quanto a quantità (ma quelli lì superano tutti in tutto…sono pur sempre 1 miliardo e 500 milioni di persone), però il primato tecnologico è tutto nostro.

Ecco perchè prevedere un pavimento in gres porcellanato in casa è sempre una buona soluzione, soprattutto se acquistato da uno dei numerosi produttori italiani sul mercato.

Non abbiamo parlato del prezzo però…quanto costa un pavimento in gres porcellanato?

Il costo di un pavimento in gres

Rispondere a questa domanda non è banale…come hai potuto leggere le variabili in gioco sono tante e tutte determinano in modo importante il prezzo finale. E tra le caratteristiche di cui abbiamo parlato non ne abbiamo inserite due importanti per la determinazione del costo della piastrella: la dimensione e la scelta (prima scelta, seconda scelta, terza scelta).

Tra una prima e una seconda scelta ci può essere già una notevole differenza di prezzo anche se di solito i difetti presenti non valgono la candela in quanto rischi di dover scartare un discreto numero di piastrelle per difetti troppo evidenti e le altre contengono comunque delle imperfezioni ben visibili…

Per quanto riguarda la dimensione abbiamo alcuni formati standard che ci danno il prezzo medio…ma ci sono buone notizie: infatti se fino a una ventina di anni fa le misure medie erano al massimo fino a 30x30cm ormai sono considerate medie anche quelle di 60x60cm, quindi un bel formato grande che, con la possibilità di avere piastrelle rettificate e quindi fughe minime, ti consentiranno di avere un effetto di tutto riguardo in casa! (tieni presente che una piastrella grande tende a dare una sensazione di spazio molto più grande)

I prezzi maggiori, in relazione al formato, si hanno per le piastrelle molto grandi (da 90×90 in su) e per piastrelle molto piccole (i tasselli e i tassellini di pochi centimentri).

Una buona prima scelta di dimensione media (60x60cm), spessore standard, finitura naturale e rettificata costa tra i 35 e i 45 €/mq. Però, detto ciò, a seconda delle caratteristiche puoi arrivare a spendere oltre 100 €/mq per piastrelle con caratteristiche particolari. Naturalmente il tutto iva e manodopera esclusi. Scendendo di formato, ad esempio 20x20cm, il costo di materiali di buona qualità può scendere notevolmente, attestandosi sotto i 30 €/mq, però tali formati non sono certo i più indicati per pavimentare un salone o una camera da letto…

Invece ti sconsiglio di orientarti su piastrelle che costano notevolmente meno…solitamente sono di importazione (dalla Cina naturalmente) e se costano poco è perchè sono stati usati materiali selezionati e il processo produttivo non è stato eseguito a regola d’arte: potresti ritrovarti con piastrelle poco cotte, oppure in cui a causa dei materiali usati le tensioni interne le fanno deformare (non ci crederai è uno dei più grandi problemi della produzione del gres: controllare le tensioni interne), oppure che non mantengono nel tempo le caratteristiche estetiche a causa di smalti di bassa qualità…Se ti fai bene i conti vedrai che nell’economia di una ristrutturazione il costo della fornitura di un buon pavimento in gres non incide poi così tanto.

Il mio consiglio? Spendi il giusto e stai tranquillo per i prossimi decenni…

 

 

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