messa a norma impianto elettrico

Messa a norma impianto elettrico: scopri se puoi farlo e come farlo

Le statistiche sullo stato di sicurezza degli impianti elettrici in Italia non sono rassicuranti. Le abitazioni con impianti elettrici non a norma sono 12 milioni e ogni anno vi sono oltre 45.000 incidenti domestici, tra cui anche incidenti mortali. Quindi la messa a norma dell’impianto elettrico è un tema quanto mai spinoso ed attuale…a cui dovresti essere molto sensibile.


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Attenzione: ti sto parlando di semplice messa a norma di un impianto elettrico che differisce in modo sostanziale dal rifacimento dell’impianto elettrico. Questa distinzione può sembrare una sottigliezza di termini in quanto il risultato di entrambi gli interventi è un impianto sicuro e a norma, ma in realtà non lo è.

Sia dal punto di vista delle opere reali che verranno eseguite e sia delle incombenze amministrative e burocratiche differiscono sotto alcuni aspetti sostanziali, aspetti che sicuramente in questo momento ti sfuggono perchè, come è normale che sia.

Qualche tempo fa ho scritto un articolo sul rifacimento dell’impianto elettrico, oggi invece parliamo di messa a norma dell’impianto elettrico.

LA DIFFERENZA TRA RIFACIMENTO E MESSA A NORMA DELL’IMPIANTO ELETTRICO

messa a norma e rifacimento impianto elettrico

Prima di addentrarci nell’argomento di questo articolo ritengo importante partire proprio con il chiarire la differenza tra mettere a norma e rifare un impianto.

Infatti se è vero che il punto di partenza è lo stesso, cioè un impianto obsoleto e, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, poco sicuro, il risultato è molto diverso.

Puoi considerare la messa a norma come il minimo sindacale per stare tranquillo in casa e il totale rifacimento come il pieno rispetto delle leggi.

Peculiarità del rifacimento di un impianto elettrico

Quando parliamo di rifacimento dell’impianto elettrico stiamo parlando di una vera e propria sostituzione totale con tutto ciò che ne consegue:

1. Rimuovere totalmente tutto ciò che attualmente compone l’impianto elettrico: si parte dal quadro elettrico, si continua con le dorsali (le linee che partono dal quadro elettrico e si diramano nella casa), con le cassette di derivazione, con i tubi che arrivano fino ai punti di servizio, i cavi elettrici, i frutti e le placchette.

2. Rifare tutti gli elementi che abbiamo appena elencato riprogettando ex-novo l’impianto in base alle nuove esigenze, sia in relazione alla posizione che al numero di punti di servizio (prese, interruttori, etc.), e soprattutto adeguandosi totalmente alla norma tecnica attualmente in vigore, la CEI 64-8, sia per quello che riguarda le specifiche dei componenti elettrici che per quello che riguarda le specifiche generali dell’impianto (numero minimo di linee, sistemi di protezione e predisposizioni).

Il rifacimento dell’impianto elettrico richiede sempre l’esecuzione di opere di muratura, non fosse altro che per realizzare le tracce in cui inserire le nuove canaline in cui passeranno i cavi. E, dal punto di vista amministrativo, è considerato un intervento di manutenzione straordinaria: infatti la legge di riferimento (il Testo Unico dell’edilizia, d.pr. 380/2001) fa rientrare in questa categoria di intervento “le opere e le modifiche necessarie […] per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici”. Sostituendo un impianto elettrico stai realizzando un nuovo impianto quindi ci cadi in pieno, con tutti gli obblighi conseguenti (leggi questo articolo in cui ti spiego gli obblighi legati alle opere di manutenzione straordinaria).

Peculiarità della messa a norma di un impianto elettrico

Quando parliamo di messa a norma dell’impianto elettrico stiamo facendo tutto un altro tipo di discorso: interveniamo su un impianto esistente sostituendo e integrando quegli elementi ormai vetusti che consentono di metterlo in sicurezza secondo i parametri minimi richiesti dalle leggi attuali.

Quando effettui una messa a norma alla fine ti ritrovi con il sostituire quasi tutto, però non cambi la posizione di prese e interruttori, non aumenti il numero di linee e non sostituisci i tubi all’interno del muro dentro cui passano i cavi (anzi…li riutilizzi).

Si tratta di lavori molto meno invasivi e sicuramente molto più economici che, sempre secondo il Testo Unico dell’Edilizia, ricandono all’interno della manutenzione ordinaria, che appunto contempla: “gli interventi edilizi […] necessari ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti”.

Decidere per la semplice messa a norma dell’impianto elettrico, invece che per il totale rifacimento, da un lato significa:

  • meno caos in casa durante i lavori di realizzazione
  • la certezza di ottenere un impianto sicuro (se lo fai fare ad un professionista naturalmente!)

Ma dall’altro comporta:

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  • non avere un impianto realmente adeguato alle esigenze di una casa moderna( cosa che potresti ottenere solo aumentando e spostando punti luce, prese, etc. e aumentando le linee)
  • trovarsi con un impianto difficilmente espandibile se non con altri lavori che a quel punto si riveleranno essere invasivi
  • rassegnarsi ad una durata inferiore dell’impianto perchè le esigenze e richieste degli apparecchi elettrici stanno mutando e aumentando in continuazione mentre l’impianto sarà dimensionato all’epoca della sua originaria realizzazione

Gli unici motivi per cui dovresti scegliere la messa a norma invece del rifacimento

Perchè scegliere la messa a norma e non il rifacimento? Dal mio punto di vista i motivi sono solo due:

  • Minori disagi
  • Costi nettamente più bassi

Naturalmente se stai ristrutturando casa la messa a norma non devi nemmeno prenderla in considerazione. Sei già stato costretto ad andartene di casa, stai già rompendo dappertutto…che senso avrebbe rattoppare un impianto vecchio per ritrovarti con qualcosa che alla fine non risponde alle tue reali esigenze?

Se invece devi intervenire sull’impianto continuando ad abitare in casa o comunque con tempi brevissimi a disposizione allora la messa a norma è probabilmente l’unica soluzione che hai a disposizione.

Nei prossimi paragrafi vedrai che la messa a norma di un impianto elettrico esistente ti consentirà di ottenere comunque un impianto sicuro però approfondiremo alcuni aspetti essenziali che devi conoscere se decidi di realizzare questo tipo di intervento.

ATTENZIONE: per avere un totale adeguamento alle normative tecniche in vigore l’unica soluzione possibile è il rifacimento dell’impianto elettrico.

I REALI PERICOLI DI UN IMPIANTO ELETTRICO OBSOLETO

I pericoli di vivere in una casa con un impianto elettrico obsoleto sono spesso sottovalutati dagli inquilini. Prima di parlarti approfonditamente della messa a norma dell’impianto elettrico voglio elencarti alcuni rischi a cui stai sottoponendo te e la tua famiglia ogni giorno che rimandi questo intervento.

1. Rischio Folgorazione

Ok, te l’ho messa giù brutta ma è la verità: la folgorazione è una delle morti domestiche (e non) più frequenti. Ed è causata quasi sempre da impianti elettrici non a norma.

I motivi sono sostanzialmente due:

  • Mancanza di un impianto di messa a terra (contatti indiretti)
  • Parti in tensione scoperte (contatti diretti)

Se l’impianto elettrico di casa tua ha più di trent’anni la possibilità che ci sia un impianto di messa a terra in casa è realmente risibile. E allo stesso modo la probabilità che sia composto da componenti con parti in tensione di facile raggiungimento è elevata.

Un’altra cosa da sottolineare è l’alta probabilità che il condominio in cui si trova il tuo appartamento non abbia un impianto di messa a terra…in questo caso ti consiglio di sollecitare l’amministratore ad adeguarsi facendogli capire che se succede qualcosa ci va di mezzo lui per primo…

2. Incendio

Impianto non a norma = cavi sottodimensionati rispetto alle attuali esigenze e sistemi di protezione degli stessi (guaine plastiche), troppo sottili, cotte (bruciacchiate) o rotte.

Inoltre probabilmente non c’è il cosiddetto “salvavita” (che per la cronaca è il nome commerciale dato da un famoso produttore all’interruttore differenziale)  oppure non è abbastanza sensibile.

Il risultato di tutti questi componenti, in caso di molti apparecchi collegati ed elevata richiesta di corrente è: prima il surriscaldamento dei cavi, seguito dalla completa bruciatura delle guaine, cortocircuito e per finire il fuoco.

3. Apparecchiature elettriche e elettroniche rovinate

Una caratteristica tipica degli impianti non a norma è non avere  protezione dagli sbalzi di tensione o da surriscaldamenti dovuti ad eccessiva richiesta di corrente (vedi sopra).

Una statistica ci dice che il 70% dei guasti delle apparecchiature di casa è causato da sovratensioni di natura atmosferica (un fulmine…) o causate dall’ente erogatore dell’energia, nei confronti di cui mancano le adeguate protezioni.

Il risultato in questo caso è che magari casa tua non brucia, però salta il computer da mille euro, la televisione led da 60 pollici, il forno multifunzione ventilato, la lavatrice-asciugatrice da 6kg.

Basta un solo colpo ben assestato che potresti dover buttare via migliaia di euro di apparecchiature elettroniche…

QUANDO UN IMPIANTO ELETTRICO ESISTENTE È CONSIDERATO A NORMA?

Prima di dare per spacciato il tuo vecchio impianto devi dare una risposta a questa domanda: quando un impianto elettrico è considerato a norma secondo la legge?

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Infatti potresti avere un impianto non a norma ed essere convinto del contrario come avere un impianto a norma e domandarti se sia in regola o meno.

Per rispondere a questa domanda dobbiamo ancora una volta fare riferimento alla legge, che in questo caso è chiara. Per la precisione sono due le leggi:

  • Legge 46 del 13 Marzo 1990 – Norme per la sicurezza degli impianti (ne abbiamo già parlato poco fa)
  • D.M. 37 del 22 Gennaio 2008 – riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici

La prima, sebbene sia stata in gran parte abrogata proprio dal decreto 37/2008,  rappresenta il primo momento in cui in Italia sono state date delle regole precise su come dovevano essere realizzati gli impianti (non solo quelli elettrici ma tutti…).

Per riassumerla la legge 46/1990 diceva che tutti i nuovi impianti realizzati a partire da quel momento dovevano essere realizzati seguendo le norme tecniche UNI e soprattutto CEI. Tali norme dicono esattamente le caratteristiche tecniche che devono avere gli impianti (p.e. tipologia e sezione di cavi, presenza di salvavita, numero minimo di linee, etc.) e vengono regolarmente aggiornate. Pertanto la CEI in vigore nel 1990 è profondamente diversa da quella in vigore oggi.

Questo significa che tutti gli impianti realizzati dal 1990 in poi sono a norma se realizzati seguendo le disposizioni tecniche in vigore nella norma CEI nella versione vigente al momento di realizzazione (una piaga del settore purtroppo è stato il realizzare per molti anni dall’entrata in vigore di questa legge impianti senza l’obbligatoria messa a terra…quindi non a norma).


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La legge 46/1990 introduceva anche un altro obbligo legato all’installazione degli impianti elettrici: la produzione del certificato di conformità da consegnare al committente.

Tale obbligo però è stato spesso disatteso principalmente per due motivi:

  • Nell’impianto non veniva realizzata la messa a terra e quindi non era certificabile
  • Gli installatori non erano pronti (e spesso nemmeno abilitati) per produrre tale certificato

Tale documento dovrebbe esistere in tre copie: quella del committente, quella dell’installatore e quella depositata presso il Comune. Non sono rari i casi in cui il committente l’ha perso, l’installatore non esiste più e il Comune all’epoca non aveva un archivio per questo genere di pratiche.

Anche per ovviare a questi problemi nel 2008 è stata promulgata la seconda legge di cui abbiamo parlato sopra: il decreto ministeriale 37 del 2008.

Questa legge è quella attualmente in vigore e, in merito alle condizioni che sanciscono l’essere a norma o meno di un impianto, ci dice alcune cose importanti:

  1. Tutti gli impianti realizzati dal 1990 in poi sono automaticamente norma, purchè realizzati secondo la norma CEI in vigore all’epoca;
  2. Tutti gli impianti realizzati prima del 1990 sono “adeguati (nda. a norma) se dotati di sezionamento e protezione contro le sovracorrenti posti all’origine dell’impianto, di protezione contro i contatti diretti, di protezione contro i contatti indiretti o protezione con interruttore differenziale avente corrente differenziale nominale non superiore a 30 mA” (Articolo 6, comma 3);
  3. Tutti gli impianti realizzati dopo il 2008 devono OBBLIGATORIAMENTE essere dotati di dichiarazione di conformità (DiCo);
  4. Tutti gli impianti precedenti al 2008, ove non sia presente il certificato di conformità, possono essere dotati di una “dichiarazione di rispondenza” (DiRi), redatta da un professionista che abbia specifici requisiti, (cfr. Articolo 7, comma 6) che in sostanza certifica che l’impianto risponde ai requisiti tecnici in vigore all’epoca di realizzazione dello stesso o che, nel caso di impianti realizzati prima del 1990, abbia i requisiti minimi che ti ho riportato al punto 2 di questo elenco.

Da ciò emerge che ci sono quattro casi distinti in cui l’impianto esistente può essere condierato a norma:

  • Impianto realizzato dopo il 2008 con obbligo di certificato di conformità
  • Impianto realizzato dopo il 1990 e dotato di certificato di conformità
  • Impianto realizzato dopo il 1990 e rispondente alle norme CEI dell’epoca, con
    possibilità di certificarlo tramite dichiarazione di rispondenza
  • Impianto realizzato prima del 1990 e rispondente ai requisiti che ti ho elencato al punto 2 dell’elenco precedente, con possibilità di certificarlo tramite dichiarazione di rispondenza

In tutti gli altri casi il tuo impianto per la legge non è a norma.

Attenzione ad un aspetto: per impianti realizzati dopo il 2008 non è più possibile, in caso di mancata dichiarazione di conformità, fare dichiarazioni di rispondenza. Questo è un problema dal punto di vista della commerciabilità dell’immobile (vedi paragrafo precedente), però naturalmente non significa che il tuo impianto non sia a norma. Potrebbe comunque essere stato realizzato seguendo le normative in vigore e pertanto essere sicuro per te e la tua famiglia.

Detto di queste casistiche risulta chiaro che il grosso problema in merito alla messa a norma degli impianti esistenti riguarda soprattutto gli impianti realizzati antecedentemente al 1990, quando nella pratica non c’erano norme tecniche da seguire obbligatoriamente e quindi meno controllati (oltre che realizzati in un periodo in cui la tecnologia era più arretrata rispetto ad adesso e in cui le richieste elettriche erano inferiori).

Concentriamoci proprio su questi impianti e approfondiamo quali sono le caratteristiche minime che la legge stabilisce debbano avere per essere a norma.

LE ARATTERISTICHE MINIME DI UN IMPIANTO ELETTRICO A NORMA

caratteristiche di un impianto elettrico a norma

Abbiamo detto che per il d.m. 37/2008 in vigore un impianto realizzato prima del 1990 è a norma se è dotato di:

“sezionamento e protezione contro le sovracorrenti posti all’origine dell’impianto, di protezione contro i contatti diretti, di protezione contro i contatti indiretti o protezione con interruttore differenziale avente corrente differenziale nominale non superiore a 30 mA”

Vediamo cosa vogliono dire uno per uno i termini utilizzati qui sopra dalla legge (ti ricordo che è l’estratto dell’articolo 6 comma 3 del d.m. 37/2008).

1.Sezionamento

Sezionamento significa che l’impianto deve essere sezionato, cioè diviso in più linee. La norma CEI attualmente in vigore prevede vari livelli di sezionamento dell’impianto riferiti sia alla dimensione dell’immobile che al livello di evoluzione dell’impianto che si vuole realizzare.

Diciamo che come minimo, perchè il tuo vecchio impianto ante 1990 possa essere valutato a norma, sarebbe necessaria una linea prese e una linea luci.

Il sezionamento non è uno sfizio per complicare le cose ma ha una ragione pratica: serve per fare in modo, in caso di guasti, di poter intervenire su una parte dell’impianto mentre il resto continua a funzionare.

2.Protezione contro le sovracorrenti

messa a norma impianto elettrico protezione sovracorrenti

Per sovracorrenti si intende quando gli apparecchi collegati ad un impianto chiedono più potenza di quella che l’impianto può fornire. In questi casi l’impianto va in sofferenza per sovraccarico elettrico, generalmente riscaldandosi, fino ad arrivare nei casi più gravi ad un corto circuito.

Abbiamo già detto prima qual’è una delle possibili conseguenze di un cortocircuito: fuoco…

Le protezioni contro le sovracorrenti sono degli interruttori automatici (magnetotermici) che, nel momento in cui avviene una richiesta di corrente maggiore di quanto ne può fornire l’impianto, stacca la relativa sezione dell’impianto.

L’interruttore magnetotermico si trova nel quadro elettrico (all’origine dell’impianto) e da esso partono le varie linee (i sezionamenti)

3.Protezione contro i contatti diretti

messa a norma impianto elettrico: contatti diretti

I contatti diretti sono abbastanza semplici da capire: avviene un contatto diretto tutte quelle volte che una parte del corpo umano viene a contatto con un conduttore in cui sta passando corrente elettrica. Questo purtroppo può essere causa di morte…

La protezione dai contatti diretti si ottiene, nel modo più semplice, rivestendo i conduttori con delle guaine isolanti (come per i cavi) oppure impedendo tramite barriere fisiche il raggiungimento delle parti i tensione dell’impianto (ad esempio gli “sportellini” delle prese)

4.Protezione contro i contatti indiretti

I contatti indiretti sono, in sostanza, i contatti diretti imprevedibili.

Se, ad esempio, i conduttori dell’impianto sono protetti ma tale protezione è deteriorta e ha lasciato scoperta una parte del conduttore, l’utente non può saperlo e venire accidentalmente in contatto con esso: questo è un contatto indiretto.

Un caso frequente è quando, a causa di un elemento deteriorato dell’impianto, un elettrodomestico (come la lavastoiglie) si carica di un potenziale elettrico. Toccare questo dispositivo significa avere un contatto indiretto.

Per proteggersi da questo tipo di contatti il sistema ormai consoldiato è l’impianto di messa a terra. Oggettivamente trovarne uno in impianti di oltre 30 anni è qualcosa di realmente raro…

5.Interruttore differenziale avente corrente differenziale nominale non superiore a 30 mA

messa a norma impianto elettrico: interruttore differenziale

In questo caso la legge fornisce una soluzione alternativa all’impianto di messa a terra quando questo non può essere realizzato.

Abbiamo già detto che non è rara la situazione in cui, in condomini molto vecchi (30-40 anni), l’impianto di messa a terra condominiale a cui dovresti allacciare il tuo non sia presente.

In questo caso un interruttore differenziale (che stacca l’impianto quando percepisce un differenziale di corrente), se molto sensibile, può ovviare a tale problema. Infatti prima di avere conseguenze nefaste un contatto indiretto può durare 0,17 secondi. Un interruttore differenziale inferiore a 30mA dovrebbe essere abbastanza sensibile da riuscire a scattare in tempo in caso di contatto indiretto.

Nota bene: ho scritto dovrebbe! La soluzione consigliata è sempre avere sia l’impianto di messa a terra che un interruttore differenziale a monte dell’impianto.

COME SI METTE A NORMA UN IMPIANTO ELETTRICO

messa a norma impianto elettrico

Se nel tuo impianto manca anche solo uno degli elementi che abbiamo visto qui sopra non è a norma!

La realtà dei fatti è che quasi sempre quando manca una delle condizioni qui sopra mancano anche le altre perchè l’impianto è così vecchio che quando è stato eseguito non esistevano proprio (o non erano ancora diffuse) le tecnologie minime di sicurezza attualmente diffuse.

Naturalmente mettere a norma un impianto significa rispettare le prescrizioni in vigore adesso, non quelle dell’epoca in cui l’impianto è stato realizzato…

Alcuni interventi di messa a norma raramente sono problematici, mentre altri costituiscono dei veri e propri grattacapi in alcuni casi irrisolvibili se non con la totale sostituzione dell’impianto (rientrando quindi nel rifacimento dell’impianto elettrico).

Approfondiamo quali sono le opere che vengono eseguite solitamente nella messa a norma dell’impianto elettrico.

Le parti che verranno sostituite nella messa a norma di un impianto elettrico esistente

Abbiamo capito che la messa a norma dell’impianto elettrico in pratica si traduce quasi sempre nella sostituzione di tutti i componenti che lo compongono…l’unica cosa che rimane invariata è il sistema distributivo formato dalle canaline che si trovano dentro il muro e i punti in cui sono posizionati il quadro elettrico e i terminali (punti presa, luce, etc.).

Facendo un paragone con il corpo umano la messa a norma dell’impianto elettrico corrisponde alla sostituzione degli organi e a una trasfusione totale di sangue, lasciando il resto del corpo e il sistema di arterie e vene invariato: rimani sempre tu ma con un sistema meso a nuovo!

Quindi le parti dell’impianto elettrico che verranno cambiate sono:

  • Quadro elettrico
  • Cavi
  • Punti di consegna

Analizziamoli molto velocemente.

Quadro elettrico

messa a norma impianto elettrico quadro elettrico

Spesso la soluzione più pratica è buttare il vecchio quadro elettrico e sostituirlo con uno nuovo.

In alternativa, se l’impianto è stato realizzato nella seconda metà degli anni ottanta quando già si usavano standard dimensionali simili agli attuali, si può sostituire solo tutti gli interruttori che ne fanno parte…a patto di garantire almeno il 15% di spazio libero all’interno del quadro per futuri ampliamenti (esplicita richiesta della norma CEI)

Dentro un quadro elettrico troverai sostanzialmente tre cose:

  • l’interruttore generale, che permette di staccare la corrente a tutto l’impianto;
  • almeno due interruttori differenziali (in sostanza il salvavita). Questo interruttore si trova tra l’interruttore generale e le sezioni dell’impianto (le linee). Interviene in caso di contatti diretti e indiretti;
  • gli interruttori magnetotermici, che si trovano tra il differenziale e le linee di servizio alla casa (i sezionamenti). Questi interruttori intervengono in caso di sovracorrenti o cortocircuiti.

Naturalmente tutti questi elementi si trovano all’intero di un contenitore, solitamente in materiale plastico, adeguatamente isolato e chiuso, spesso incassato nel muro.

Cavi

messa a norma impianto elettrico cavi

Parlando di cavi dobbiamo parlare anche del numero di linee. Questo rappresenta spesso la parte più ostica della messa a norma dell’impianto elettrico.

La norma CEI prevede che un impianto a norma per un appartamento di 76-125mq debba averealmeno 4 linee che partono dal quadro elettrico (collegate ognuna ad un magnetotermico).

Tali linee devono essere realizzate con un sistema “sfilabile”, cioè con un tubo plastico di tipo corrugato leggero (un tubo con delle nervature) all’interno del quale devono essere infilati i cavi elettrici.

Tale sistema è diffuso ormai da decenni e anche in vecchi impianti è possibile trovarlo comunemente. Però il fatto è che una volta si usavano tubi con diametri nettamente inferiori in cui i nuovi cavi riescono a passare con difficoltà (tra l’altro la legge impone che almeno il 30% di ogni corrugato sia libero per eventuali futuri integrazioni dell’impianto).

In questo caso adeguarsi alle prescrizioni diventa complicato a meno di procedere ad un totale rifacimento dell’impianto elettrico, e non è raro che la messa a norma dell’impianto in questi aspetti “deroghi” dalle prescrizioni…

Proprio in merito ai cavi c’è da evidenziare che ogni aggiornamento della norma CEI prevede cavi con sezioni sempre maggiori a causa delle maggiori richieste di corrente delle case moderne. Inoltre, rispetto ai vecchi cavi, ora ogni cavo è composto da tre conduttori distinti: fase, neutro e messa a terra, mentre prima quest’ultima non era presente.

Non posso dirti precisamente la sezione dei cavi necessari in casa tua perchè devono essere dimensionati in base alla potenza richiesta dall’impianto, alla lunghezza, alla dimensione della casa…Solitamente un impianto di 3kw ha i cavi delle dorsali di sezione 4mmq e i cavi che forniscono corrente ai punti di consegna di sezione 2,5mmq (naturalmente i primi sono più “spessi” perchè devono trasportare più corrente elettrica).

Punti di Consegna

messa a norma impianti elettrico placche

Nei punti di consegna della corrente elettrica possiamo trovare o un apparecchio illuminante, e allora il collegamento elettrico avviene direttamente tra questo e il cavo che vi arriva, oppure un servizio (prese, interruttori, etc.) e in questo caso sono necessari più elementi:

  • Una cassetta murata
  • I Frutti
  • Le Placche

Questi, in particolare gli ultimi due, sono elementi sia tecnici che estetici. E i produttori di sistemi elettrici forniscono sempre vari sistemi completi che devono essere in qualche modo coordinati per poter funzionare.

In sostanza ogni produttore ha varie linee di prodotti per cui sono previste specifiche cassette in cui devono essere installate specifici frutti su cui possono essere posizionate specifiche placche.

Dal punto di vista tecnico ed estetico il sistema frutto-placca ha avuto un’evoluzione importante negli ultimi anni, soprattutto da quando c’è stato l’avvento della domotica, arrivando in alcuni casi a prevedere dei sistemi con placche luce in cui vi è una ricerca spinta di integrazione estetica tra la placca e l’interruttore, che non è più solo un frutto con una finitura predefinita, ma un elemento tecnico a cui è possibile abbinare svariate funzioni (nel caso di impianto domotico) e per il quale è possibile scegliere una cover da abbinare al resto della placca. Per darti un’idea l’esempio più diffuso in Italia per questo sistema di placche luce è sicuramente bticino.

Tra l’altro è ormai possibile rendere domotico anche un impianto semplicemente messo a norma e non rifatto da capo, grazie alla tecnologia wifi che consente di connettere tutti gli elementi di un impianto alle centraline di controllo situate nel quadro elettrico senza il bisogno di passare altri cavi (chilometri di cavi…), cosa che fino a poco tempo fa rendeva impossibile un intervento del genere.


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SEI OBBLIGATO A METTERE A NORMA IL TUO IMPIANTO? COSA DICE A LEGGE…

La domanda che da il titolo a questo paragrafo è una delle classiche domande che tecnici/imprese/elettricisti si sentono porre mille volte.

In teoria, leggendo le varie leggi che si sono susseguite negli anni, tutti gli impianti elettrici installati nelle case italiane dovrebbero obbligatoriamente già essere a norma.

In particolare lo sancisce la già citata legge n. 46 del 13 Marzo 1990,  Norme per la sicurezza degli impianti.

Tale legge, attualmente quasi completamente abrogata, stabiliva due principi:

  1. tutti gli impianti realizzati a partire dalla sua entrata in vigore dovevano obbligatoriamente essere realizzati secondo le norme tecniche (UNI e CEI) ed essere dotati di certificato di conformità alla loro conclusione
  2. tutti gli impianti esistenti dovevano essere adeguati alle medesime norme (prevedendo come minimo un impianto di messa a terra e un interruttore differenziale) entro tre anni dall’entrata in vigore della legge

Naturalmente entrambi gli obblighi sono stati totalmente disattesi…e, come abbiamo detto nell’introduzione, 12 milioni di abitazioni hanno l’impianto elettrico non a norma.

Ora la legge in vigore è cambiato, esiste il D.M. 37 del 2008 che, seppur abbia tolto formalmente l’obbligo di adeguare gli impianti esistenti alle norme, lo ha reinserito in altri modi. Infatti all’articolo 8 comma 2 ci dice che:

«Il proprietario dell’impianto adotta le misure necessarie per conservarne le caratteristiche di sicurezza previste dalla normativa vigente in materia»

Quindi tu, in qualità di proprietario, devi fare in modo che il tuo impianto sia sicuro secondo le prescrizioni dalla legge…in sostanza deve essere a norma.

Ma non è tutto, infatti ci sono altri aspetti interessanti da evidenziare: ad esempio, sempre nello stesso articolo, si dice chiaramente che in caso di allaccio di nuova fornitura elettrica devi consegnare il certificato di conformità entro 30 giorni, altrimenti il fornitore ti deve tagliare la linea.

E infine all’articolo 9 leggiamo:

«Il certificato di agibilità è rilasciato dalle autorità competenti previa acquisizione della dichiarazione di conformità di cui all’articolo 7, nonché del certificato di collaudo degli impianti installati, ove previsto dalle norme vigenti.»

Io la leggo così: se l’impianto elettrico di casa tua non è a norma…casa tua non è agibile.

Dopo averti terrorizzato vorrei tranquillizzarti: difficilmente verrà qualcuno a contestarti il fatto che il tuo impianto elettrico non sia a norma…nella pratica non rischi nulla (a livello amministrativo) nel continuare a stare in una casa con un impianto non a norma. Però sappi che, almeno in teoria, per continuare a vivere in casa a norma di legge dovresti provvedere ad adeguarlo.

Ci sono però altri due casi che vorrei analizzare velocemente: la locazione e la compravendita di immobili.

Cosa succede se la casa che affitti non ha l’impianto a norma? E cosa succede se la casa che vendo non ha l’impianto a norma?

La legge, come sempre in Italia, non è molto chiara e le interpretazioni possibili sono infinite. Però qualche paletto fermo lo possiamo dare.

Affittare un appartamento: devo fare la messa a norma dell’impianto elettrico?

Quando affitti un immobile ne continui ad essere il proprietario, quindi hai comunque tutti gli obblighi ad esso connessi, tra cui, abbiamo visto, avere un impianto elettrico a norma.

Non sei obbligato a fornire al locatario i certificati di conformità e, nella prassi, ti è data anche la facoltà di inserire nel contratto di locazione delle dichiarazioni relative all’eventuale non adeguamento alla norma dell’impianto elettrico esistente. Naturalmente, firmando il contratto, il locatario accetta queste condizioni.

Però, se l’impianto non è a norma e non viene espressamente dichiarato nel contratto, questo fatto rientra tra i cosiddetti “vizi occulti” della casa. Infatti, anche se l’inquilino dichiara di aver preso visione dell’immobile e di accettarlo com’è, gli impianti rientrano tra quelle cose non sono (completamente) ispezionabili e comunque per la cui valutazione è necessario un tecnico esperto. Quindi, nel caso in cui l’inquilino se ne accorgesse dopo la firma del contratto può chiedere la risoluzione dello stesso o decurtarti il canone di affitto (cosa che però può essere fatta solo con la sentenza di un giudice).

Detto ciò, anche nel caso in cui un inquilino accettasse un impianto non a norma, tu rimani comunque responsabile: se l’inquilino (o qualcun altro) rimane folgorato durante l’uso dell’impianto elettrico tu sei considerato responsabile (ci sono varie sentenze in merito).

Un altro caso possibile è che tu dichiari che gli impianti sono a norma e, durante la conduzione, l’inquilino scopre che non lo sono. In questo caso sei obbligato a metterli a norma. Anche in questo caso può essere richiesta dall’inquilino la risoluzione del contratto per grave inadempimento.

Insomma, in quanto locatore, anche se non sei formalmente obbligato a dare un appartamento con impianto a norma lo sei nei fatti (almeno ti conviene).

Vendere un appartamento: l’impianto elettrico deve essere a norma?

Se devi vendere una vecchia casa con un impianto elettrico obsoleto ci sono buone notize per te: puoi farlo tranquillamente senza dare un impianto elettrico a norma.

Però devi fare attenzione ad una cosa: è necessario dichiararlo nell’atto di compravendita, altrimenti l’acquirente potrebbe richiedere l’annullamento del contratto o la riduzione del suo importo per diminuzione del valore del bene venduto.

LA MESSA A NORMA DELL’IMPIANTO ELETTRICO IN TRE PUNTI

Anche questo articolo è stato lungo, ma abbiamo visto che l’argomento della messa a norma dell’impianto elettrico non è nè semplice nè banale, soprattutto a livello legislativo.

Concludiamo con i tre punti essenziali che devi rispettare nel valutare e (eventualmente) mettere a norma il tuo impianto elettrico:

PUNTO 1: chiedi il sopralluogo di un professionista

messa a norma impianto elettrico: sopralluogo del tecnico

Se non hai Dichiarazione di Conformità dell’impianto chiama un tecnico specializzato ed abilitato (anche un elettricista…purchè in regola!) e fagli fare un’analisi approfondita del tuo impianto. Dopo questa analisi devi chiedergli due cose:

1 – Se l’impianto è a norma secondo le norme in vigore all’epoca in cui è stato realizzato (se realizzato prima del 1990 vai a rileggerti quali sono i requisiti) e in caso affermativo chiedigli una dichiarazione di rispondenza (DiRi) [Naturalmente questo servizio si paga…]

PS: ricordati che se il tuo impianto è stato realizzato dopo il 2008 non puoi chiedere DiRi…come si dice in gergo…ti attacchi…

2 – A prescindere dall’essere a norma o meno secondo le leggi chiedigli se è sicuro. Nel caso in cui ti dica che non lo è devi farlo mettere in sicurezza.. [Cerca di rivolgerti ad una persona di fiducia…potresti trovare chi ti racconta frottole solo per fare un lavoro in più…]

PUNTO 2: chiedi i costi di messa a norma e di rifacimento

costi messa a norma impianto elettrico

Nel caso in cui siano necessari interventi sull’impianto fatti spiegare bene pro e contro della messa a norma e del rifacimento totale (naturalmente in relazione al tuo specifico caso e alle tue esigenze) e richiedi un preventivo per entrambe le operazioni in modo da poter scegliere con consapevolezza.

Nel preventivo chiedi che ti vengano indicate marche e modelli dei sistemi che verranno installati…è importante per fare anche una valutazione estetica e di eventuale implementazione della domotica.

PS: ricordati che il rifacimento totale richiederebbe una CILA…ti conviene adempiere perchè così l’intervento diventa detraibile…

PUNTO 3: pretendi la dichiarazione di conformità

dichairazione di conformità nella messa a norma dell'impianto elettrico

Chiariscilo subito con l’installatore: alla fine dell’installazione deve consegnarti la Dichiarazione di Conformità dell’impianto comprensiva di tutti gli elaborati obbligatori per legge.

In giro ci sono molti installatori non abilitati e che quindi non possono produrre dichiarazioni di conformità e spesso tali dichiarazioni vengono prodotte “monche”, mancano i progetti e gli schemi che l’esecutore deve allegare obbligatoriamente.


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