Paolo Baldini
Paolo Baldini
Bologna
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«Completamente digiuno della materia, ho trovato sia linee guida molto utili, sia schemi, schede e esempi pratici. È uno strumento molto utile per capire gli elementi chiave di un processo che non è semplice come potrebbe sembrare a chi non ha mai fatto una ristrutturazione. Lo stile è piacevole e molto comprensibile, interessanti anche i materiali accessori.»
Luca Simonetto
Luca Simonetto
Castelfranco Veneto (TV)
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«Il manuale è fatto molto bene, in maniera completa tratta i vari argomenti presi in esame. L'esposizione è molto chiara e per chi è alle prime armi offre sicuramente una tabella di marcia da seguire per evitare in seguito problemi con tecnici, impresa e burocrazia varia. Consigliatissimo.»
Chandra Bortolotto
Chandra Bortolotto
Pavia
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«Come tutti su consiglio di parenti e amici siamo partiti con una impresa che propone "ristrutturazione chiavi in mano". Dopo aver letto il manuale abbiamo chiesto all'impresa di affiancare un nostro tecnico di fiducia e... sì è volatilizzata! Era da tempo che pensavo ci fosse "qualcosa che non tornava" nella ristrutturazione chiavi in mano ma non sapevo cosa... L'ho capito grazie al manuale. Siamo ripartiti da zero e tutto procede liscio.»
Anna Carloni
Anna Carloni
Fusignano (RA)
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«Ho apprezzato la schiettezza e la semplicità del linguaggio che trovo essere uno dei punti di forza del manuale. I contenuti sono davvero spiegati bene e l'ho trovato molto interessante: proprio quello che stavo cercando per farmi un'idea più precisa di cosa mi devo aspettare e cercare di pianificare nella maniera più realistica possibile la ristrutturazione.»
Antonella Maizza
Antonella Maizza
Bari
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«Il manuale è una guida molto utile per chi si appresta a ristrutturare il proprio immobile in maniera consapevole ed anche e soprattutto per chi ha già iniziato una ristrutturazione e ne ha perso il filo logico e guida il lettore tra le mille incombenze e permette di evitare, attraverso una attenta pianificazione, errori che troppo spesso si concretizzano in un aumento esponenziale dei costi o in risultati insoddisfacenti che non corrispondono alle proprie aspettative.»
Stefano Ricardi
Stefano Ricardi
Trezzo sull'Adda (MI)
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«La suddivisione in step si è rivelata essere una scelta molto felice in quanto permette di chiarire le vari fasi secondo un ordine logico e cronologico. L'aspetto più interessante sono i vari suggerimenti per non cadere nelle innumerevoli trappole disseminate lungo il percorso, le parti relative alle varie agevolazioni dove, con linguaggio non ''burocratese'' si mette ordine nel mare magnum dei benefici fiscali.»
Davide Benedicenti
Davide Benedicenti
Torino
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«Ad oggi il miglior manuale che io abbia letto sulla ristrutturazione di una casa. Scritto in maniera semplice, pratica e di facile lettura. Contenuti aggiornatissimi e di grande utilità per affrontare il percorso di ristrutturazione con consapevolezza. Da grande risalto alle fase precedenti l'inizio dei lavori, che sono in effetti quelle più importanti per non fare grandi errori che si riflettono poi sui costi e sulla qualità. Lo consiglio vivamente.»
Daniela Sanna
Daniela Sanna
Sassari
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«Sto trovando il manuale utilissimo per avere consapevolezza di quello che comporta gestire un processo lungo e complesso come quello della ristrutturazione di un appartamento, molte volte sottovalutato anche dagli stessi tecnici. Trovo che sia una guida ben fatta, che permette di poter gestire con maggiore serenità le questioni o anche gli eventuali imprevisti (sia di natura normativa che tecnica) che con molta probabilità si dovranno affrontare durante l'intero processo.»
Sara Pistone
Sara Pistone
Verona
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«Il manuale è ricco di informazioni qualificate indispensabili per persone profane al mondo delle ristrutturazioni che però vogliono saperne di più per poter pianificare e sapere come approcciare la propria ristrutturazione. Non ho ancora svolto alcuna ristrutturazione per cui non posso dare un giudizio riguardo l'applicazione dei consigli del manuale, ma sicuramente la lettura del manuale mi ha permesso di avere le idee più chiare. Ricco di dettagli e di facile lettura.»
Luca Baraldi
Luca Baraldi
Ravenna
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«Lo trovo eccellente per chi si affaccia al complesso mondo delle ristrutturazioni e delle detrazioni fiscali per la prima volta, e magari provenendo da una formazione non attinente. Anche chi ha già avuto esperienze di ristrutturazioni può comunque trovare spunti molto utili , in particolare per impostare il lavoro con il corretto ordine.»
infissi in PVC

L’infisso in PVC che stai per comprare è di qualità o è una fregatura? Scopri quali sono i parametri da tenere sotto controllo

Ormai gli infissi in PVC sono diventati lo standard nel settore edile. Il motivo è che costano (relativamente) poco e garantiscono ottime prestazioni isolanti.

Ma anche tra gli infissi in PVC ne puoi trovare di molto costosi…perché spendere tanto per un infisso in PVC quando puoi averne uno apparentemente uguale ad un terzo?

La risposta è che gli infissi in PVC non sono uguali. La differenza di valore tra due infissi in PVC sta tutta in alcune determinate caratteristiche (oltre che nella posa in opera…ma è un altro discorso).

In questo articolo ti voglio far vedere quali sono le principali caratteristiche che devi valutare quando stai per acquistare i tuoi nuovi infissi in PVC (anche se in realtà vedrai che alcune valgono per tutte le tipologie di infissi).

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Il PVC è un materiale che ha avuto una fortuna relativamente recente nel settore dei serramenti: infatti sono decenni che è in uso ma, essendo un materiale sostanzialmente molto malleabile, per molti anni è stato relegato a compiti “secondari”. Non certo per realizzare infissi robusti e durevoli.

Ma da alcuni anni la tecnologia è migliorata in modo importante e gli infissi in PVC sono diventati una scelta valida oltre che economica, tanto che ormai hanno monopolizzato il mercato del settore, con quote che superano il 40%.

E naturalmente, come per ogni cosa, esiste la versione di qualità e la versione economica degli infissi in PVC (con tutte le tonalità di grigio in mezzo).

Il fatto è che spesso vengono spacciati come di qualità infissi in PVC che non valgono nulla. Ma quasi nessuno sa quali parametri andare a vedere per capire se gli stanno proponendo qualcosa di buono per chiudere la stalla o il soggiorno di casa. E anche tra i tecnici c’è molta confusione (purtroppo non siamo tuttologhi del settore…). Così i venditori hanno gioco facile a decantare le lodi di prodotti a volte scadenti senza trovare nessun contraddittorio valido.

Nei prossimi paragrafi passeremo in rassegna quali sono questi parametri che devi valutare nella scelta dei tuoi nuovi infissi in PVC.

Dimensione del telaio e camere d’aria

infissi in pvc: le camere d'aria

I profili che formano i telai degli infissi in pvc non sono blocchi pieni di PVC, ma sono cavi e all’interno sono divisi in camere d’aria.

L’aria all’interno di queste camere è ciò che dà al PVC il suo elevato potere isolante. Però se ci fosse un’unica camera d’aria tale potere isolante sarebbe minore rispetto a quello che si ottiene con più camere d’aria.

L’aria isola meglio quando è in quiete rispetto a quando è in movimento, e con “spessori” d’aria superiori ai pochi centimetri si formano delle sorte di correnti d’aria. Si tratta dello stesso principio per cui i muri “a cassetta” con cui sono stati costruiti i tamponamenti esterni della maggior parte degli edifici fino agli anni ’80, non isolano per niente.

Così compartimentarla in più camere consente di avere aria in “quiete” e quindi di isolare meglio.

Ma il maggior isolamento dato dalla divisione in camere d’aria è solo una conseguenza e non il principale scopo della loro presenza. Infatti la motivazione della loro introduzione è principalmente per rafforzare il profilo dell’infisso.

Il PVC, come abbiamo già accennato, è un materiale non particolarmente resistente e soprattutto molto sensibile agli sbalzi termici. Pertanto era necessario rinforzarlo e il primo sistema è stato mettere questi rinforzi verticali internamente (tra poco vedremo che da soli non bastano quindi è stato aggiunto anche un altro elemento).

Un primo parametro per valutare la qualità del tuo nuovo infisso in PVC è il numero di camere d’aria: il numero minimo che puoi trovare è 5 (in realtà sarebbe 3, ma ormai quasi nessun infisso ne ha così poche) e il massimo è 7.

Però non farti ingannare: a livello di isolamento non c’è molta differenza tra un infisso a 5 o a 7 camere. Infatti si tratta di pochi millimetri di differenza tra le varie camere d’aria che hanno influenza nulla sull’incremento delle prestazioni.

C’è un secondo parametro che però è significativo e che deve essere letto in parallelo al numero delle camere d’aria: la profondità (spessore) del telaio.

Un telaio più profondo vuol dire una maggiore massa d’aria e quindi un maggiore isolamento. Però se in un profilo molto spesso ci sono poche camere d’aria le prestazioni isolanti scendono (anche quelle statiche…).

Quindi, per riassumere, la profondità di un telaio in PVC può variare da circa 70mm a circa 85mm. Il numero di camere d’aria da 5 a 7.

Ristrutturazione

Un profilo da 70mm dovrebbe avere almeno 5 camere d’aria, e se ne ha di più non garantisce un maggiore isolamento.

Un profilo da 85mm dovrebbe avere 7 camere d’aria, sia per garantire un maggiore isolamento, sia per garantire più stabilità.

Classe del telaio

Questo è un aspetto che in pochissimi conoscono (anche tra i tecnici) eppure è importantissimo per determinare la qualità dell’infisso.

La classe del telaio viene determinata dalla norma UNI EN 12608 e ne esistono solo tre: A, B e C.

Ma in cosa variano tra di loro? Semplicemente nello spessore delle pareti che delimitano il telaio esternamente ed internamente.

L’immagine qui sotto con le relative tabelle penso siano abbastanza chiare a tal proposito:

infissi in PVC: la classe dell'infisso
Immagine tratta da PVC forum

Come puoi vedere le varie “pareti” che delimitano un profilo in PVC hanno spessori differenti: quelle esterne sono più spesse e quelle interne sono più sottili.

Sul mercato ormai si trovano quasi solo infissi di classe A e classe B e, sebbene la differenza tra gli spessori possa sembrare minimale, ha notevole influenza sulla resistenza meccanica dell’infisso. E di conseguenza sulla sua durata e stabilità: considera che uno dei requisiti fondamentali per le prestazioni di un infisso è la perfetta tenuta all’aria e all’acqua, delle deformazioni locali potrebbero far venire meno queste caratteristiche. E ancora peggio se tali deformazioni avvengono nelle zone dei cardini, compromettendo tutto l’infisso.

Il consiglio naturalmente è optare sempre per infissi di classe A.

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Classe della mescola

Questa è una seconda classificazione data dalla norma UNI EN 12608, che per la mescola con cui sono realizzati gli infissi in PVC prevede due categorie differenti: M e S. Dove M sta per “clima moderato” e S per “clima severo”.

In questo caso bisogna fare attenzione a cosa si intende per clima moderato e per clima severo: infatti il parametro di riferimento sono la radiazione solare e la temperatura, ma vanno visti al contrario rispetto a quello che potresti pensare.

Cioè un clima severo è dove la radiazione solare e la media della temperatura massima giornaliera del mese più caldo è più elevata.

In un clima severo il primo parametro deve essere ≥ a 5 GJ/mq (GigaJoule su metro quadrato) mentre il secondo parametro deve essere ≥ a 22°.

Per farla breve l’Italia è tutta in clima severo, quindi l’infisso deve avere un profilo di tipo S.

Questa classificazione è importante perché il PVC, nella sua formulazione “pura”, è molto sensibile agli sbalzi termici…in sostanza quando fa tanto caldo si deforma (in fondo è pur sempre plastica….prova a mettere un qualsiasi giocattolo di plastica sotto il sole per quattro o cinque ore e vedrai che si deforma facilmente).

Il PVC infatti a 80° perde le sue proprietà meccaniche (significa che cominciano a deteriorarsi molto prima di raggiungere questa temperatura).

Le principali problematiche di tipo meccanico che si possono presentare sono:

  • Infragilimento
  • Riduzione di resistenza meccanica, elasticità e durezza
  • Formazione di stress crack

Però anche dal punto di vista estetico si possono presentare dei problemi:

  • Ingiallimento
  • Scolorimento 
  • Sbiancamento della superficie con formazione di stress crack

Per prevenire tutta questa serie di problemi vengono inseriti nella mescola del PVC degli additivi anti UV o degli stabilizzanti UV che possono essere di vario tipo a seconda del beneficio che si vuole ottenere.

Spesso, più in passato che ora ad essere onesti, in Italia venivano venduti infissi di classe M. Si tratta di un parametro da controllare attentamente.

Rinforzi del telaio

infissi in pvc: anima in acciaio

Abbiamo già detto che il PVC è un materiale non particolarmente stabile. In particolare teme il calore, che lo fa deformare facilmente, ma anche gli urti e le sollecitazioni dovute al vento.

Ciò porta la necessità di rinforzare in qualche modo gli infissi in PVC.

La normativa chiede che vengano rispettati determinati valori di flessione massima e di resistenza agli urti che devono essere calcolati per ogni infisso.

Tralasciando calcoli complessi, abbiamo già visto che un primo modo di rinforzare i telai in PVC è quello di inserire, in senso longitudinale, dei profili di rinforzo che creano le famose camere d’aria.

Però spesso non è sufficiente, e si ricorre a sistemi di rinforzo maggiormente prestazionali: l’acciaio.

Quello che viene fatto è inserire un’anima interna al telaio fatta da profili di acciaio per garantire il raggiungimento delle prestazioni desiderate.

Questa anima è importante non solo per la stabilità del telaio in sé, ma anche per fornire un sostegno solido ai cardini delle ante: essendo ormai obbligatorio installare vetrocamere di sicurezza (ne parleremo a breve), i carichi delle ante sono molto più alti rispetto al passato. Se i cardini fossero ancorati al PVC, i telai si deformerebbero compromettendo prestazioni e durata dell’infisso.

Soluzione alternativa al rinforzo in acciaio, che sappiamo essere un materiale non isolante, è il rinforzo in fibra di vetro (o vetroresina), soluzione che garantisce migliori prestazioni termiche e buone prestazioni meccaniche.

Però per questa seconda soluzione c’è un però: cioè la differenza di prestazioni termiche è minima, mentre a livello dei cardini le prestazioni meccaniche non sono elevate e potrebbero esserci gli stessi problemi di un infisso senza nessun rinforzo.

Quindi, per riassumere, quando valuti un infisso in PVC:

  • Senza rinforzo: evitare
  • Con rinforzo in vetroresina: per infissi di piccole dimensioni
  • Con rinforzo in acciaio: ok

La saldatura

Infissi in pvc: saldatura perfetta

Un aspetto importante riguarda la saldatura dei profili in PVC. L’unione dei quattro profili che vanno a formare il telaio di un infisso in PVC avviene tramite saldatura, scaldandoli ad una temperatura di circa 350°.

La saldatura è un passaggio importante per garantire la stabilità e durata nel tempo degli infissi e anche per la qualità estetica degli stessi.

Dal punto di vista estetico, in una saldatura fatta a regola d’arte gli angoli sono perfetti, mentre in una eseguita male ci sono delle imperfezioni.

una saldatura da correggere

Dal punto di vista meccanico purtroppo è più difficile valutare la qualità della saldatura e l’unico strumento a disposizione è la marchiatura CE che tutti gli infissi devono avere obbligatoriamente. I test per verificare la qualità meccanica della saldatura simulano una rottura di una porzione angolare di telaio: se la rottura segue la diagonale della saldatura allora è stata fatta male (cioè è poco resistente).

Per la saldatura dei profilati si usano speciali saldatrici a una o più teste e del tipo semiautomatico o automatico. I procedimenti classici di saldatura sono tre:

  1. con macchinari che causano la formazione di un cordolo di saldatura (cioè del materiale in eccesso) che deve essere successivamente asportato;
  2. con macchinari che riescono a ridurre al minimo il cordolo di saldatura, che deve essere asportato con un procedimento abbastanza rapido (“unghiatura”);
  3. con macchinari che garantiscono la totale assenza di cordolo di saldatura, e quindi senza necessità di lavorazioni successive.

Il terzo procedimento in passato garantiva saldature esteticamente perfette ma poco resistenti, quindi le più diffuse erano quelle del secondo procedimento.

Attualmente però sono stati messi a punto macchinari in grado di garantire assenza di cordoli e elevate prestazioni meccaniche.

Da qualche anno stanno anche cominciando a diffondersi tecnologie costruttive che non richiedono saldatura.

La ferramenta

La ferramenta per gli infissi in PVC

Finora abbiamo visto quattro caratteristiche tipiche degli infissi in PVC.

Potremmo anche fermarci qui, ma visto che l’infisso va valutato nella sua globalità, nei prossimi paragrafi parleremo di altre tre caratteristiche che devi verificare, ma che valgono per tutte le tipologie di infissi.

Ristrutturazione

Partiamo dalla ferramenta. Non ti voglio parlare del fatto che sia a scomparsa o meno, che ti permetta movimenti particolari come il vasistas o meno, che sia prodotta dal fornitore dell’infisso (cosa molta rara) o che sia dimensionata correttamente (ci sono delle formule ad esempio che dicono, in base al peso, quanti cardini siano necessari).

Mi voglio concentrare su un parametro che ritengo fondamentali per la durata dell’infisso: la resistenza alla corrosione.

Ormai la ferramenta per gli infissi è abbastanza standardizzata in quanto vi sono pochi produttori che forniscono la ferramenta per tutte le tipologie di infissi. Alcuni produttori di infissi hanno ferramenta appositamente studiata per i propri sistemi (p.e. Finstral, Inernorm, Schueco) che però sono sempre studiate e prodotte dagli stessi che producono tutta l’altra ferramenta (una delle più famose è la tedesca Winkhaus).

Il materiale con cui viene realizzata la ferramenta è principalmente acciaio abbinato a materiali plastici tipo poliammide. Per massimizzarne la durata nei climi più aggressivi sono stati studiati dei trattamenti specifici che vanno dalla classica zincatura all’utilizzo di verniciature organiche o trattamenti tricoat. Ai fini della valutazione della resistenza alla corrosione della ferramenta si fa riferimento alla norma EN 1670 che individua sei classi di resistenza in base a test in nebbia salina:

  • Grado 0 nessuna resistenza alla corrosione definita, no test
  • Grado 1 leggera resistenza: 24 h in nebbia salina
  • Grado 2 moderata resistenza: 48 h in nebbia salina
  • Grado 3 alta resistenza: 96 h in nebbia salina
  • Grado 4 altissima resistenza: 240 h in nebbia salina
  • Grado 5 eccezionale resistenza: 480 h in nebbia salina

Al termine della prova i componenti devono presentarsi esenti da visibile corrosione del substrato metallico di base.

Penso sia banale dire che un infisso economico avrà un basso grado di resistenza alla corrosione, uno di qualità avrà un alto grado di resistenza.

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Le guarnizioni

Sulle guarnizioni si potrebbe scrivere un articolo intero: sono degli elementi elastici che hanno il compito di garantire la tenuta all’aria e all’acqua della finestra. Ed inoltre sono fondamentali per le prestazioni acustiche. Essendo elastiche consentono di compensare le tolleranze costruttive tra i profili del telaio e tra gli stessi e il vetrocamera.

I principali materiali di cui sono realizzate sono: PVC plasticizzato, gomme o Epm ed Epdm.

Per capire quanto siano importanti le guarnizioni di un infisso basti dire che la classificazione dei profili con cui si realizzano gli infissi deriva dalla posizione della guarnizione al loro interno. Abbiamo due casi:

  • la guarnizione è posizionata nelle alette di battuta dell’infisso;
  • la guarnizione si trova in posizione centrale (profilo a giunto aperto).
infissi in PVC con due guarnizioni
Profili con due guarnizioni

I profili della prima tipologia sono i più diffusi e la tenuta all’aria e all’acqua è garantita dalla pressione tra telaio e battuta (fondamentali telai perfettamente planari!) e dall’elasticità della guarnizione stessa.

I profili a “giunto aperto” invece prevedono nella sostanza una guarnizione in più, in posizione centrale rispetto al telaio.

Lo scopo di tale soluzione è essere maggiormente efficace nei confronti dell’isolamento all’acqua. Infatti la battuta esterna non funziona per pressione e consente all’acqua di entrare in una camera di raccolta per poi essere fatta defluire attraverso delle apposite condotte.

infissi in pvc a giunto aperto
Profili a giunto aperto

Il motivo dell’efficacia di tale soluzione è che previene gli effetti della pressione del vento, che in casi particolari potrebbe far muovere l’anta e quindi far entrare l’acqua (movimenti minimi eh! Ma sufficienti…): nella camera di raccolta infatti (dove c’è la guarnizione centrale) la pressione è uguale a quella esterna, e l’acqua defluisce facilmente non creando pressioni sulla guarnizione.

Se da un lato è chiaro che gli infissi a giunto aperto (quindi con tre guarnizioni) sono più efficaci, dall’altro va valutato se sia o meno il caso di prevederli (in quanto costano di più naturalmente….): hanno senso dove ci sono venti e/o piogge molto forti (cosa purtroppo ormai sempre più frequente un po’ dappertutto).

Il vetrocamera

Dedichiamo due parole anche al vetrocamera, sebbene ne abbiamo parlato in modo approfondito in varie occasioni (vedi ad esempio questo articolo).

Il vetrocamera, come tutto l’infisso del resto, deve rispondere a precisi valori di isolamento termo-acustico. Per farlo sono composti da due o tre lastre di vetro e da una o due camere d’aria riempite di gas nobili (solitamente argon).

La differenza tra un vetrocamera a due o tre vetri è legata sia all’isolamento termico che acustico: i secondi garantiscono prestazioni nettamente superiori.

I vetrocamera devono inoltre rispondere a normative sulla sicurezza: cioè i vetri se si rompono non devono cadere e/o devono frantumarsi in piccoli pezzi non pericolosi.

Per ottenere tale risultato esistono due tipologie di vetri:

  • vetri stratificati, cioè formati da due vetri incollati tramite una sottile pellicola in PVB. Questi vetri rappresentano il più alto grado di sicurezza e sono obbligatoriamente utilizzati su almeno uno dei due vetri della finestra (nelle porte-finestre è preferibile usarli su entrambi i vetri). Si riconoscono perché sono descritti con due numeri uguali, un punto e un altro numero (33.1 che sta per due lastre da 3mm con interposto un foglio di PVB da o,38mm).

Questi vetri se si rompono non cadono a terra ma rimangono in posizione.

  • vetri temprati, in cui le lastre sono scaldate a circa 600° e poi raffreddate velocemente (tempratura). Questo processo modifica i legami chimici e rende il vetro più resistente. Inoltre se si rompe si frantuma in pezzetti molto piccoli e poco pericolosi.

Vengono usate sul lato interno delle finestre.

Trattamenti dei vetri

I vetri possono essere sottoposti a dei trattamenti che ne migliorano le prestazioni di isolamento termico, cioè il trattamento bassoemissivo e quello selettivo.

Il trattamento bassoemissivo aiuta a migliorare le prestazioni di isolamento invernale e consiste nel rivestire uno dei lati della lastra con una pellicola agli ossidi di metallo. Questa pellicola riflette parte del calore prodotto all’interno della casa, diminuendo così le dispersioni. Solitamente il trattamento bassoemissivo è previsto su una sola lastra posizionata all’interno della camera d’aria.

Il trattamento selettivo invece consiste nel depositare degli ioni di argento sulla lastra: tali ioni riescono ad agire selettivamente sulle radiazioni solari da cui sono colpiti, facendo passare la luce e riflettendo verso l’esterno il calore. Ciò contribuisce, nei mesi estivi, a fare in modo che entri meno calore in casa. Anche in questo caso il trattamento è previsto su una sola lastra posizionata all’interno della camera d’aria.

La scelta tra i due trattamenti dipende dal clima in cui si trova la casa: nei climi freddi conviene quello bassoemissivo, in quelli caldi quello selettivo. Attenzione a non sbagliare la scelta: il selettivo limita non solo l’ingresso del calore estivo ma anche quello invernale, che invece è un contributo importante al riscaldamento che andrebbe ricercato nei climi freddi.

Da qualche tempo vengono prodotti anche vetrocamera denominati quattro stagioni, in cui cioè è presente una lastra con trattamento bassoemissivo e una con trattamento selettivo.

La canalina di giunzione

Altro aspetto importante di un vetrocamera è la canalina che tiene insieme e distanzia le lastre.

Per molti anni è stata realizzata in alluminio, un materiale metallico che creava un sorta di “ponte termico” in quanto non in grado di isolare. Oltre che dal punto di vista termico questa soluzione creava le condizioni per la formazione di condensa dentro il vetrocamera.

Attualmente si usano canaline di tipo plastico che risolvono tutti questi problemi. Queste canaline sono denominate “warm edge” (we).

La nomenclatura dei vetrocamera

Per leggere correttamente le caratteristiche di un vetrocamera è necessario sapere quale sia la nomenclatura utilizzata.

Quella di base si presenta così: VETRO / CAMERA / VETRO.

Per le soluzioni a tre lastre si aggiungono gli elementi necessari.

Ogni elemento è rappresentato da un numero che indica lo spessore in millimetri.

Per quanto riguarda la simbologia utilizzata per descrivere i vetri stratificati si utilizza: 3+3, 4+4, 5+5, … ad indicare lo spessore delle due lastre accoppiate. In realtà il simbolo “+” viene eliminato facendo diventare tali vetri stratificati 33, 44, 55. Nella nomenclatura viene individuato anche il tipo di pellicola in PVB adottata per unirli con il simbolo .1 (per lo spessore di 0,38), .2, etc. all’aumentare degli spessori

Ecco che la nomenclatura completa di un vetro stratificato diventa 33.1, 33.2, 44.1, ….

C’è una seconda nomenclatura con cui alcuni produttori descrivono i vetri stratificati: 6/7, 8/9, etc. Il primo numero è la somma degli spessori delle due lastre di vetro accoppiate e il secondo numero (quello dopo il simbolo / per intenderci) come lo spessore complessivo dato dalla pellicola PVB inserita. Così un vetro 6/7 è un vetro 3mm + PVB 0,38mm + 3mm (NB: se la pellicola fosse stata di 0,76mm la dicitura del vetro sarebbe stata 6/7 PVB0,76).

I vetri temprati invece solitamente vengono indicati con una “T” dopo il valore dello spessore.

I trattamenti invece vengono così rappresentati:

  • Bassoemissivo = BE
  • Selettivo = S
  • Bassemissivo + selettivo = 4S (quattro stagioni. Non viene sempre indicato così)

Conclusione: le caratteristiche degli infissi in PVC di alta qualità

Arrivati in fondo a questo articolo possiamo fare un riassunto di quali siano le caratteristiche che delineano un infisso in PVC di elevata qualità:

  • Telaio di almeno 70mm di profondità (preferibile dagli 80mm a salire)
  • Minimo 7 camere d’aria (con profondità dagli 80 mm in su devono essere 7)
  • Classe del telaio “A”
  • Classe della mescola “S”
  • Presenza di un’anima metallica (in acciaio)
  • Saldature fatte a regola d’arte (verifica estetica e meccanica)
  • Ferramenta di grado 5 di resistenza alla corrosione
  • Tre guarnizioni (telaio a “giunto aperto”)
  • Vetrocamera con vetri di sicurezza, camera d’aria riempita di gas argon e canalina warm edge
  • Trattamento bassoemissivo (nord Italia) o selettivo (sud Italia) o quattro stagioni (sud Italia)

Chiaramente oltre a tutte queste caratteristiche vanno visti anche due parametri fondamentali:

Ristrutturazione
  • La trasmittanza
  • L’isolamento acustico

Per approfondire ti rimando a questo articolo in cui abbiamo speso qualche parola in più.

Qui ti basti sapere che la trasmittanza minima di un infisso varia a seconda delle zone climatiche. In Italia sono sei: dalla A – clima molto caldo –  alla F – clima molto freddo. Per intenderci la pianura padana è in classe E.

L’isolamento acustico di un infisso di buona qualità invece parte dai 35dB a salire (difficilmente si superano in 40 dB).

Con questo abbiamo concluso la nostra panoramica sugli aspetti tecnici da valutare in un infisso in PVC (ci sarebbero molte altre cose da vedere…ma sono assolutamente inutili).

A queste devi aggiungerci i parametri estetici che sono assolutamente ed esclusivamente legati ai tuoi gusti. Mi vengono in mente le finiture (a tinta unita o effetto legno), il mono o bi-colore, la ferramenta a scomparsa o meno, la finitura delle maniglie, eventuali vetri oscurati/a specchio/etc.

Prima di arrivare a scegliere un nuovo infisso quindi sono tante le valutazioni che devi fare, devi farti fare più preventivi e devi verificare che tutti riportino le informazioni minime necessarie per fare un paragone sensato.

Con questo articolo spero di averti aiutato a fare luce su quali siano le caratteristiche tecniche che devi cercare in un infisso in PVC e, soprattutto in un periodo come quello attuale in cui ci sono troppi venditori di fuffa (spacciata per oro), di averti dato dei parametri utili per valutare correttamente quello che ti stanno proponendo.

E tu che esperienza hai avuto con gli infissi in PVC? Raccontamelo nei commenti.

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