lampada incandescenza

Come illuminare casa: una guida ad uno degli aspetti più sottovalutato in una ristrutturazione

Nella tua ristrutturazione hai deciso la nuova distrbuzione interna, hai scelto le finiture, gli infissi, le porte, gli arredi…ma ti sei posto il problema di come illuminare casa?

L’illuminazione è un aspetto che nella quasi totalità delle ristrutturazioni non viene minimamente preso in considerazione: spesso si risolve con l’impresa che ad un certo punto della ristrutturazione ti dice: “montiamo un controsoffitto nell’ingresso e uno nel salone, ci mettiamo qualche faretto ad incasso e il gioco è fatto”.

Beh…non è proprio così semplice…

E in questo caso parte della colpa è anche della categoria di cui faccio parte, i progettisti, perchè spesso siamo i primi a non darci peso. Ci preoccupiamo di creare delle piante ben distribuite, di studiare particolari che stupiscono, di incastrare la lavatrice dove nessuno avrebbe pensato…e poi quando si tratta di pensare come illuminare casa diventiamo approssimativi…

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Se nella ristrutturazione che comincerai tra poco non hai ancora pensato all’illuminazione (e non credevi di doverci pensare…) o se sei già nel bel mezzo dei lavori e all’improvviso è sbucato anche questo problema, nei prossimi paragrafi imparerai come illuminare casa nel modo corretto.

Affronteremo questioni tecniche ed estetiche. Le prime ti serviranno per capire come funziona l’illuminazione artificiale e quali sono gli obiettivi che devi raggiungere, le seconde invece ti aiuteranno a definire l’aspetto che vorresti per il tuo impianto di illuminazione.

Ci sono alcune semplici e precise regole da seguire quando si illumina una casa: imparale e vedrai che riuscirai ad ottenere un ambiente dove sarà bello vivere a tutte le ore del giorno.

LE GRANDEZZE CHE MISURANO LA LUCE

come illuminare casa: le misure fisiche

Dal punto di vista tecnico l’illuminazione è un settore molto complesso, composto da grandezze fisiche e calcoli che devono tenere in considerazione specifici obiettivi di prestazione luminosa oltre naturalmente le condizioni al contorno (cioè l’ambiente dove si trovano le luci). Non è possibile trasferire il progetto preparato per l’illuminazione di una casa ad un’altra casa così com’è, ma ogni volta è necessario ripartire da capo.

In questo paragrafo non voglio nè spaventarti nè farti diventare un esperto di illuminotecnica (cosa che non sono nemmeno io), ma voglio farti capire quali sono i termini e le grandezze fisiche che sentirai nominare quando andrai in un negozio di illuminazione e che leggerai quando dovrai scegliere la tua nuova lampada di arredo online.

Ci sono due tipologie di grandezze fisiche che devi conoscere:

  • Quelle che misurano quanta luce produce una sorgente luminosa
  • Quelle che misurano la tonalità della luce prodotta

La soregente luminosa per noi è il corpo illuminante, la lampada. Non solo la lampadina perchè, come vedremo, la luce che illumina l’ambiente in cui ci troviamo dipende dalle caratteristiche di tutto l’apparecchio illuminante.

Le unità di misura della quantità di luce

Mi scuso per i puristi se uso termini non precisi tecnicamente, ma come sempre l’obiettivo di questo sito è quello di semplificare le cose per gli utenti finali (i committenti) e di lasciare agli specialisti la parte complicata.

La quantità di luce, per quanto di nostro interesse, viene misurata con tre grandezze principali:

  1. Flusso luminoso
  2. Intensità luminosa
  3. Illuminamento

Te ne parlo perchè i produttori di lampade usano uno o l’altro, alle volte ti possono dare il flusso luminoso, alle volte l’intensità e alle volte l’illuminamento. In realtà il concetto che sviluppano queste tre unità è abbastanza simile e serve per rispondere alla domanda basilare dell’illuminotecnica: quella lampada mi darà luce a sufficienza?

Flusso luminoso | unità di misura: lumen (abbreviato in lm)

Il flusso luminoso determina quanta luce emette una sorgente luminosa e viene espresso in lumen. Devi immaginare il flusso luminoso come la quantità di luce che emette una sorgente luminosa indifferentemente in tutte le direzioni.

Possiamo assimilarlo ad una potenza, la cui unità di misura è il watt. Se ti ricordi con le vecchie lampadine ad incandescenza (quelle col filamento interno in tungsteno per capirci), ormai fuori produzione, sapevi che una lampadina da 100watt faceva più luce di una lampadina da 50watt proprio perchè più potente.

Il concetto del flusso luminoso in sostanza è lo stesso, una lampadina da 100lumen fa più luce di una da 50lumen…quindi perchè è stata introdotta una nuova unità di misura?

Semplicemente perchè l’occhio umano ha una sensibilità diversa a seconda del colore della luce da cui viene investito. Così una lampadina ad incandescenza di 100watt con il vetro trasparente ci apparirà più luminosa di una lampadina di 100watt con il vetro rosso (è un esempio naturalmente…).

Il lumen tiene in considerazione proprio questo aspetto, quindi se due lampadine, una bianca e una rossa, sono dichiarate entrambe con un flusso luminoso di 500lumen (valore ipotetico) allora sai che la quantità di luce che percepirai sarà la stessa (anche se cambierà il colore). A fronte di questa uguale quantità di luce percepita corrisponderà un consumo in watt differente.

Non ti inserisco la formula che esprime il flusso luminoso perchè è inutilmente complessa e saperla non ti serve a molto. Sappi però che il flusso luminoso è uno dei parametri che puoi trovare più spesso tra le caratteristiche dichiarate di un apparecchio illuminante.

Naturalmente dipende in modo diretto (anche se non solo) dalla lampadina che l’apparecchio illuminante monta, infatti i cataloghi spesso portano, per ogni apparecchio, diversi valori di flusso luminoso a seconda di diverse lampadine associate.

Chiaramente le lampadine a cui si fa riferimento nei cataloghi sono sempre di colore bianco, ma differiscono per tonalità (ne parleremo nel paragrafo dedicato alla tonalità) e naturalmente per potenza.

Intensità luminosa | Unità di misura: candela (abbreviato in cd)

L’intensità luminosa è l’unità di misura basilare per tutta l’illuminotecnica. Esprime il flusso luminoso in una determinata direzione e viene rappresentato dall’unità di misura della candela.

Se all’apparenza flusso e intensità possono sembrare concetti simili (e in effetti lo sono: in fondo in entrambi i casi stiamo parlando di “quanta” luce viene prodotta), in realtà sono diversi: il flusso luminoso considera una luce omnidirezionale (abbiamo detto che considera la luce sparata in ogni direzione dalla sorgente), mentre l’intensità luminosa investiga una precisa direzione di questa luce.

L’intensità luminosa assume particolare interesse in caso di apparecchi illuminanti che hanno un flusso luminoso molto direzionato, come i faretti ad esempio. In questi apparecchi tutto il flusso viene inviato in una precisa direzione (solitamente con un angolo di apertura variabile a seconda del modello) mentre al di fuori di tale direzione si annulla del tutto.

A partire da questo esempio credo che sia semplice anche capire quale sia il rapporto tra intensità e flusso (e quindi tra candela e lumen):

intensità = flusso/superficie colpita dalla luce

L’unica difficoltà (di cui tu però non ti devi curare) è che la superficie non viene calcolata in metri quadri ma con un’unità adimensionale chiamata “angolo solido”. Quindi:

intensità = flusso/angolo solido

Questo ti fa capire che, a livello fisico, flusso e intensità sono esattamente la stessa cosa, misurano “quanta luce”, ma l’intensità, analizzando tale quantità non in tutto lo spazio ma in una determinata direzione, ha un valore minore rispetto al flusso a parità di potenza (watt) consumati.

Illuminamento | unità di misura: lux

Con l’illuminamento cambiamo l’oggetto di interesse per rispondere ad una precisa domanda: quanto è illuminata una superficie posizionata ad una determinata distanza dalla sorgente?

Quindi non ci interessa più la sorgente luminosa ma ci interessa il posto dove stiamo svolgendo la nostra attività: il tavolo dove mangiamo, il piano della cucina, la scrivania su cui studiamo, il divano dove leggiamo il giornale, etc.

Pertanto l’illuminamento, la cui unità di misura è il lux, si calcola come flusso luminoso (lumen) fratto superficie del piano di lavoro (mq).

Sebbene all’apparenza sia semplice calcolare l’illuminamento di una superficie di nostro interesse, la cosa è in realtà più complessa: infatti la quantità di luce emessa da un apparecchio illuminante perde di potenza man mano che si allontana dalla sorgente.

Pensa ad una lampadina ad incandescenza da 10owatt che deve illuminare un tavolo: appesa al soffitto di una stanza alta 3m sicuramente riuscirà a darti una quantità di luce adatta. Ora però immagina questo tavolo sul palcoscenico di un teatro buio e la lampadina appesa al soffitto a 10 metri di altezza…credi che sarà in grado di darti luce a sufficienza?

Detto ciò non approfondiamo ulteriormente questo aspetto perchè cominciamo ad entrare in concetti complessi e formule articolate di cui, ancora una volta, tu non devi preoccuparti.

Ti ho parlato dell’illuminamento perchè le normative in vigore riportano dei valori minimi di illuminamento a seconda delle attività da eseguire.

Ad esempio nei locali di passaggio (tipo corridoi) viene richiesto un illuminamento minimo di 100lux; in un ufficio vengono richiesti almeno 500lux (sulle postazioni di lavoro); nella reception di un albergo sono necessari 300lux.

Ma in casa tua quanti lux sono richiesti?

La risposta è che la legge non ti da alcuna indicazione in merito. A casa tua puoi fare come ti pare…puoi anche decidere di illuminare con una candela a cera.

Detto ciò a breve vedremo come in realtà ci sono dei valori consigliati (anche se non prescritti).

Prima però affrontiamo la seconda tipologia di grandezze che ci interessano.

La tonalità della luce

Illuminare casa non significa solo garantire una quantità di luce sufficiente ad eseguire le normali operazioni quotidiane ma anche riuscire a creare un’atmosfera. E per questo aspetto è di fondamentale importanza la tonalità delle luci che scegli.

Non mi è capitato di rado di entrare in una casa in cui l’illuminazione, pur essendo tecnicamente perfetta, desse una sensazione di disagio. Il motivo spesso è dato dal fatto che sono state utilizzate luci dette “fredde” oppure che c’è stata una commistione casuale di luci “calde” e “fredde”.

La tonalità della luce è importante perchè crea l’atmosfera di un ambiente. Ed è importante correlata ad un altro fattore: la capacità della luce di rispettare i colori degli oggetti che illumina. Quindi in questo paragrafo ti parlerò di:

  1. Temperatura colore
  2. Resa cromatica

Sono entrambi aspetti strettamente legati tra di loro ma poco considerati quando si pensa a come illuminare casa.

La temperatura di colore

temperatura colore: come il ferro fusoLa temperatura di colore riguarda proprio la tonalità della luce. Suona strano vero che la tonalità si misuri con una temperatura (Per la precisione stiamo parlando di gradi Kelvin) e non con un’unità legata al colore?

In realtà tale classificazione deriva da un’osservazione che si può fare con le vecchie lampadinea incandescenza. Tali lampadine emettevano luce perchè il filamento in tungsteno veniva riscaldato raggiungendo una determinata temperatura. Per la precisione 2760k (gradi kelvin). La luce prodotta da una lampadina a tungsteno non era un bianco puro ma tendeva leggermente al giallo-rosso.

Si è notato quindi che riscaldando un metallo questo cambiava colore a seconda della temperatura: prova a pensare a qualche filmato, che sicuramente hai visto, sulla fusione del ferro. Il metallo assume un colore che va dal rosso fino ad un bianco intenso. Sulla base di queste osservazioni si è creata una scala legata alla temperatura. Per costruirla però si è preso a riferimento un metallo ipotetico, detto “corpo nero”, che non fosse influenzato dalle condizioni al contorno. Questa è la scala risultante:

come illuminare casa: la temperatura di colore

Puoi vedere che a 2000k il colore è rosso e a 6500k il colore è azzurro.

Se fino a qualche anno fa, a seconda della lampadina scelta, si otteneva una determinata tonalità (a incadescenza giallo-rossa, fluorescente azzurra), ora la tecnologia è riuscita a selezionare le tonalità e darti l’opportunità di scegliere.

Trovi quindi sul mercato lampadine a luce calda (fino a circa 3000k), a luce neutra (tra i 3000k e i 5500k) e a luce fredda (oltre i 5500k)

le lampade e la temepratura colore

All’interno delle case una buona temperatura colore da usare è di circa 3000k, che ormai è quella maggiormente diffusa tra le lampade di qualità. Ma approfondiremo a breve anche questo aspetto.

Resa cromatica

La resa cromatica (Ra) definisce quanto una lampadina che illumina un oggetto riesce a riprodurre in modo fedele i colori dell’oggetto. Lavora su una scala percentuale da 1 a 100: il sole a mezzogiorno è il riferimento per una resa cromatica del 100%.

resa cromatica Quindi: se abbiamo un oggetto bianco che illuminato da una lampadina ci appare ancora bianco allora quest’ultima ha una buona resa cromatica. Se questo stesso oggetto ci appare con una colorazione tendente al rosso (è un esempio a caso) questa lampadina non ha una buona resa cromatica perchè falsa i colori.

Per gli esercizi commerciali curare tale aspetto è molto importante: recentemente mi è capitato di andare in uno showroom di pavimenti e tutti i colori erano totalmente alterati rispetto alla realtà…impossibile fare una scelta consapevole.

In casa tua la resa cromatica è meno importante rispetto ad un negozio, però sbagliando lampadina i colori che hai attentamente scelto potrebbero venire totalmente alterati…non credo che sia una cosa che ti farebbe piacere…

La resa cromatica è espressa in percentuale. Al 100% corrisponde la massima resa cromatica (che è quella della luce solare) mentre tra le sorgenti luminiose artificiali quelle led hanno la migliore resa cromatica (arrivano al 95%).

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Con questo abbiamo scavallato la parte più difficile di questo articolo. Ora che hai tutte le basi vengono le parti più interessanti.

LE TIPOLOGIE DI APPARECCHI ILLUMINANTI

Finora abbiamo parlato di sorgenti luminose…ma cosa sono di preciso queste sorgenti luminose?

Abbiamo già anticipato che flusso, intensità, illuminamento, temperatura colore, resa cromatica sono prestazioni che sono date dagli apparecchi illuminanti nel loro complesso e non solo dalla lampadina che montano (che sarebbe la vera sorgente luminosa).

In questo paragrafo parleremo proprio di apparecchi illuminanti. Vedremo quali sono gli elementi principali di un apparecchi illuminante e vedremo le due tipologie principali di apparecchi illuminanti che potresti installare in casa.

Come è fatto un apparecchio illuminante

illuminare casa: estratto catalogo Panzeri

Tutti gli elementi che formano un apparecchio illuminante servono per supportare ed esaltare le prestazioni della lampadina, che è la vera sorgente luminosa.

Un apparecchio illuminante è composto da:

  • Il corpo, cioè l’elemento che supporta il tutto e che da la forma alla lampada
  • Il riflettore, cioè il sistema che direziona, amplifica o scherma la luce. Può trovarsi sia dietro la sorgente luminosa (come in un lampadario a sospensione o in un faretto) che di fronte alla stessa (come gli schermi dei neon ad esempio)
  • La lampadina, cioè la sorgente luminosa vera e propria che può essere di vari tipi…ne parleremo a breve
  • Un trasformatore, che serve per dare l’alimentazione necessaria alla lampada (o a una serie di lampade nel caso dei faretti). L’alimentatore può essere integrato nel corpo della lampada oppure esterno.

Sono tutti elementi essenziali, ma su cui non ci dilungheremo ulteriormente. L’unico punto su cui vorrei dirti qualcosa in più sono proprio le lampadine.

Le tipologie di lampadine in commercio

Non giriamoci troppo attorno: attualmente le lampadine che stanno soppiantando totalmente tutte le altre sono i Led.

Ma se questo è un dato di fatto è altrettanto vero che non sono le uniche diffuse e che alcune tipologie di apparecchi illuminanti richiedono ancora altri tipi di lampadine.

Le lampadine si dividono in tre macro-categorie:

  1. Ad incandescenza
  2. A scarica di gas
  3. A Led
Lampade ad incandescenza

lampada incandescenzaLe lampade ad incandescenza classiche, quelle col filamento in tungsteno per intenderci, sono fuori produzione dal 2009 perchè energicamente poco efficenti. In sostanza ad elevate potenze (espresse in watt) corrispondevano bassi valori di flusso luminoso (espressi in lumen) e un ciclo di vita basso (circa 1000 ore). Gli aspetti positivi di queste lampadine erano la resa cromatica (100%) e il fatto che non necessitassero di trasformatore.

Le lampade ad incandescenza non sono però del tutto scomparse: esistono in produzione ancora quelle agli alogeni. Come le normali lampade ad incandescenza hanno un filamento in tungsteno ma nel bulbo sono presenti dei gas alogeni (iodio e bromo) che migliorano l’efficienza (oltre il doppio rispetto ad una incandescenza normale). Inoltre hanno una durata molto maggiore, circa 4000 ore, e garantiscono una resa cromatica pari al 100%. La pecca è che hanno bisogno di un trasformatore. (NB: da settembre 2018, per direttiva europea, è iniziata la dismissione anche di gran parte delle lampade agli alogeni).

Lampade a scarica nel gas

Le lampade di questo tipo funzionano grazie alle radiazioni che si formano dallo scontro degli elettroni dei gas presenti all’interno del bulbo. Tali radiazioni sono scatenate da una scarica elettrica.

lampade fluorescentiQuelle più famose sono le fluorescenti nelle forme compatte (tipo una lampadina normale) o lineare (i neon). La pecca originaria di queste lampade, cioè la non accensione istantanea, è stata superata. Inoltre garantiscono un’efficienza nettamente superiore a qualsiasi lampada ad incandescenza: con circa 10watt si ottiene lo stesso flusso luminoso di una lampadina ad incandescenza di 75watt. Hanno anche una durata molto superiore (dalle 8000 alle 20000 ore) e sipossono ottenere temperature colore che vanno dai 2700k fino a oltre i 6000k (quindi luci calde, fredde, neutre…). Le pecche sono che hanno una resa cromatica inferiore, pari a circa l’85%, e necessitano di un trasformatore.

Altre lampade della stessa tipologia sono quelle agli alogenuri ( o ioduri metallici) e al sodio. Le prime si caratterizzano per una resa cromatica molto elevata, fino al 95%, ma hanno la necessità, oltre del trasformatore, anche dell’accenditore. Le seconde invece sono lampade caratterizzate da una temperatura colore molto bassa (sotto i 3000k) quindi con tonalità rossastra, e da una resa cromatica bassa che va dal 25% all’85%.

Le lampade a led

illuminare casa con il ledAbbiamo già detto che le lampade a led ormai stanno diventando lo standard e questo è dovuto a molti fattori favorevoli. Uno è sicuramente che se, fino a pochi anni fa, costavano un occhio della testa ora che la tecnologia si è evoluta hanno anche prezzi abbastanza concorrenziali, soprattutto se messi in relazione con i consumi e la durata.

LED sta per Diodo Emettitore di Luce (Light Emitting Diode). Stiamo parlando di metalli chiamati semiconduttori fatti attraversare da corrente elettrica continua. Non approfondiamo ulterioremente i principi di funzionamento dei led perchè non ci interessano. Però vediamone le caratteristiche principali:

  • Emettono luce ambra, verde, blu e gialla. Il bianco si ottiene da miscela dei tre colori primari o da filtrazione del colore blu
  • Le superfici emittenti sono molto piccole ed emettono luce solo da un lato  (non a 360° come le altre lampadine)
  • (quasi) Tutte le lampadine che abbiamo visto finora, quindi con tutti gli attacchi differenti, ormai sono prodotte anche come lampadine led

Hanno durate di vita altissime, dalle 25000 alle 50000 ore, e spesso oltre. Hanno un’efficienza altissima (per ottenere il flusso luminoso di una lampadina ad incandescenza di 100watt basta un led da meno di 14watt) e si riescono ad ottenere più tonalità (generalmente le temperature di colore dei led sono 2700k, 3000k, 4000k, etc.). Anche i led hanno bisogno del trasformatore.

Tabella riassuntiva

Qui sotto ti metto una tabellina in cui riassumiamo le varie caratteristiche delle lampadine che abbiamo visto in questo paragrafo:

illuminare casa: comparazione lampadine

NB: da alcuni anni sono comparse sul mercato anche le lampade Oled, simili ai led ma realizzati con materiali differenti ed alcune caratteristiche differenti (ad esempio emettono luce su due lati). La tecnologia si sta ancora affinando e al momento sono molto costose, quindi non sono ancora un’alternativa valida.

Quali apparecchi illuminanti?

Se fai una ricerca in rete troverai una infinità di apparecchi illuminanti in vendita: è un settore vastissimo in cui puoi trovare lampade da poche decine di euro fino a lampadari da migliaia di euro.

Tra l’altro proprio la rete sta diventando un posto in cui puoi acquistare apparecchi illuminanti di buona qualità a prezzi concorrenziali. Soprattutto nell’ambito delle lampade di arredo ci sono siti specializzati in illuminazione e siti aggregatori di oggetti di design in cui trovare prodotti interessanti (uno che ho scoperto recentemente è Tipi da Casa).

Deve esserti chiaro che la differenza tra un faretto che costa 20€ e uno che costa 200€ è la qualità, data dalla qualità dei materiali utilizzati, dalla robustezza di costruzione, dalla tecnologia adottata, dalla durata, dai consumi rali…sono tanti gli aspetti da considerare nello scegliere un apparecchio illuminante rispetto ad un altro. Non è lo scopo di questo articolo fare un approfondimento tecnico su quali sono le caratteristiche che deve avere un apparecchio illuminante per essere considerato di qualità, cosa che lasciamo ai siti specializzati in illuminazione.

Quello che però è innegabile è che, come in tutti i settori, ottieni per quello che spendi…dall’imitazione cinese economica non puoi aspettarti grandi prestazioni nè di durata, nè di qualità della luce, nè di consumi (anche se monta lampadine led).

Tornando a quanto di nostro interesse, nelle prossime righe faremo una classificazione degli apparecchi illuminanti (molto semplificata) individuando due macro-categorie:

  • Gli apparecchi illuminanti tecnici
  • Gli apparecchi illuminanti architettonici

Non farti ingannare dal nome: gli apparecchi illuminanti tecnici non sono quelli dedicati esclusivamente ad uffici/attività produttive/etc., ma trovano ampio utilizzo anche a livello residenziale.

Possiamo semplificare dicendo che gli apparecchi tecnici svolgono un preciso scopo: illuminare bene, senza badare troppo all’estetica (ma anche qui le cose sono cambiate notevolmente…). Gli apparecchi architettonici invece, oltre ad illuminare, devono arredare. La pecca di questi ultimi è che alle volte sono fatti in modo tale da contribuire in modo insufficiente o sbagliato all’illuminazione generale…

Apparecchi illuminanti tecnici

illuminare casa con lampade tecnicheAbbiamo già detto che gli apparecchi illuminanti tecnici sono quelli che sostanzialmente devono svolgere il compito di illuminare efficacemente un ambiente o un piano di lavoro (come il piano della cucina ad esempio…). Quindi tutti gli elementi di cui sono composti sono studiati per assolvere principalmente a questa funzione e per fare in modo che la luce generata dalla sorgente luminosa (la lampadina) sia ottimizzata a tale scopo. L’estetica viene messa da parte per la funzionalità.

In realtà da parecchi anni tali apparecchi illuminanti sono anche belli…e soprattutto sono usati anche nell’illuminazione di interni e non solo in quella di luoghi di lavoro.

Quindi, quando pensi a come illuminare casa, sicuramente ti ritroverai ad avere a che fare con qualche apparecchio tecnico.

Facciamone solo un breve elenco (che non può essere esaustivo data la vastità del settore).

Gli apparecchi illuminanti di natura tecnica possono essere sostanzialmente divisi in due sotto-categorie:

  • Apparecchi ad incasso
  • Apparecchi a sospensione-plafone

Dei primi fanno parte i faretti ad incasso, i binari ad incasso a cui possono essere collegati faretti di varia natura, le strip (strisce) attualmente molto diffuse come led.

Dei secondi fanno parte i faretti e le luci lineari a sospensione o a plafone (come i neon ad esempio) che possono essere del tipo diretto (cioè inviare il fascio luminoso verso il basso) o indiretto (cioè illuminare il soffitto e pertanto creare una luce ambientale).

Tutte queste tipologie di apparecchi illuminanti devono essere progettati calibrandone il numero e la disposizione in base ai livelli di illuminazione dichiarati (i valori fisici di cui abbiamo parlato nella prima parte dell’articolo) e a quelli richiesti dal progetto illuminotecnico. Fortunatamente tutti gli apparecchi tecnici di qualità ormai sono dimmerabili, cioè è possibile aumentarne o diminuirne l’intensità per riuscire a raggiungere i livelli di illuminazione previsti.

Solitamente, in ambito residenziale, apparecchi illuminanti tecnici vengono utilizzati per gli ambienti di passaggio (corridoi e disimpegni), per dare l’illuminazione generale ai soggiorni e per illuminare le cucine.

Naturalmente non sono regole fisse ma solo possibili indicazioni…

Apparecchi illuminanti architettonici

Parlando di apparecchi illuminanti architettonici entriamo nel vasto settore delle lampade da arredo. Se quando progetti come illuminare casa alcuni apparecchi tecnici potrebbero trovare posto, sicuramente quelli da arredo ci saranno.

Tra queste tipologie di apparecchi illuminanti rientrano:

  • Lampadari e sospensioni in genere
  • Plafoniere
  • Lampade da terra (le piantane)
  • Abat jour
  • Lampade da muro (applique)

illuminare casa lampadariSono lampade architettoniche non perchè realizzino un’illuminazione architettonica (che è tutt’altra cosa e solitamente si realizza con apparecchi tecnici) ma perchè hanno un determinato design che arreda la casa.

I posti dove solitamente sono utilizzati questo tipo di lampade sono i soggiorni (sopra il tavolo da pranzo), i salotti (sui tavolini a lato dei divani e/o a terra), le camere da letto (tavolo e comodini).

Ma anche qui non esistono regole fisse…sebbene nel prossimo paragrafo ti darò alcune indicazioni in merito ai principi che applico io quando progetto l’illuminazione di una casa.

COME ILLUMINARE CASA: I PRINCIPI BASE

Quando pensi a come illuminare casa devi avere sempre ben presente due obiettivi essenziali:

  1. Raggiungere un livello di illuminazione adeguato alle funzioni che devono essere svolte nei vari ambienti della casa
  2. Ottenere l’atmosfera che ti piace in ogni ambiente

Per ottenere il primo obiettivo devi farti aiutare da un progettista illuminotecnico che sappia dirti i valori che ti faranno raggiungere le lampade che hai scelto di installare (potrebbe bastare anche il venditore del negozio di lampadari…).

Per ottenere il secondo obiettivo devi usare l’immaginazione e pensare quale distribuzione di luci possa farti raggiungere  gli scenari che desideri. Anche in questo caso un progettista può semplificarti molto il lavoro, comunque vedremo alcune indicazioni di base.

I livelli di illuminazione negli ambienti residenziali

Se ti ricordi quando alcuni paragrafi fa abbiamo parlato dell’illuminamento (quello che si calcola con il lux) ti ho detto che la legge prescrive dei valori minimi da raggiungere nei luoghi di lavoro, mentre per gli ambienti residenziali non fornisce alcuna indicazione.

In realtà questo è riferito alla norma tecnica attualmente in vigore (UNI EN 12464-1 – Illuminazione dei luoghi di lavoro interni). Tale norma ha sostituito la vecchia UNI 10380 – Illuminazione di interni con luce artificale. In questa norma non si faceva distinzione tra luoghi di lavoro e luoghi residenziali e contenenva delle tabelle coi valori di illuminamento minimo validi anche per le case. Facciamo riferimento a quanto presente in tale norma tecnica per quanto di nostro interesse.

Quindi ecco i valori di illuminamento (espresso in lux) per i vari ambienti della casa:

l'illuminamento per colorare casa

Ti ricordo che, come prima approssimazione, l’illuminamento si calcola dividendo i lumen prodotti da un apparecchio illuminante (valore solitamente dichiarato) per la superficie da illuminare (sopra cui dovrebbero essere posizionate le lampade…).

Chiaramente è una semplificazione estrema perchè l’illuminamento, come abbiamo già detto, dipende molto dalla distanza della sorgente luminosa dal piano da illuminare…

Pianificare l’illuminazione: quello che devi sapere

Quando studio come illuminare una casa che sto ristrutturando seguo due principi (per me) inderogabili:

  1. La tonalità deve essere il più uniforme possibile
  2. Lavoro su un’illuminazione su più livelli

La tonalità

Quando lavori con apparecchi illuminanti di elevata qualità una delle informazioni che trovi nei cataloghi tecnici sono le temperature di colore delle lampadine compatibili con l’apparecchio. Questo vale soprattutto per le illuminazioni di tipo led, che abbiamo detto ormai la fanno da padrone.

Generalmente faccio in modo di scegliere apparecchio illuminanti che supportino lampadine che hanno la stessa temperatura colore…e naturalmente faccio installare lampadine con la stessa temperatura colore (o molto simile).

La temperatura colore più diffusa attualmente sono 3.000 kelvin: cioè un bianco caldo (con una tonalità tendente al giallo). Non mi capita di rado di far installare sorgenti luminose che abbiano tutte questa temperatura.

Il motivo per cui è corretto non usare tonalità differenti è che la tonalità della sorgente luminosa determina l’atmosfera generale dell’ambiente andando ad influenzare la tonalità di tutto ciò che la circonda. Avere una casa in cui si susseguono, o magari in cui si sovrappongono, tonalità di colore differenti non è piacevole, soprattutto se sono contigui ambienti illuminati con luci calde e fredde.

Se stai pensando: “beh ma se voglio creare un ambiente intimo ho bisogno di una luce più calda” la risposta che do io è quella di lavorare sull’intensità della luce. A 3000k la luce è già calda, solo che 50w a 300ok creano un’atmosfera completamente diversa da 5w a 3000k.

Il secondo punto a cui devi fare attenzione riguarda proprio quale temperatura colore scegliere: in una casa luci fredde creano un ambiente…freddo. Tale ambiente va bene per un luogo di lavoro (le luci fredde sembrano più luminose e creano un’atmosfera che facilita le funzioni da svolgere), ma in una casa proprio no. Evita di spingerti oltre i 4000k con le lampadine.

Te lo dico perchè nei negozi di materiale economico è facile trovare lampadine led cinesi a basso costo…ma quasi sempre, oltre ad avere una durata minore, hanno temperature colore altissime, oltre i 6000k. Io stesso una volta ho fatto un acquisto sbagliato (per casa mia) e ho riempito l’ingresso di luci a 6200k…sembrava di entrare nella sala d’aspetto di un ambulatorio medico.

I livelli di illuminazione

Quasi tutti gli ambienti della casa hanno un’illuminazione a più livelli…solo che finora non te ne sei mai accorto.

Pensa ad esempio ai bagni e alle camere da letto. In entrambi questi ambienti hai un’lluminazione principale (quella al centro della stanza) e un’illuminazione di dettaglio (nel bagno sullo specchio e in camera sui comodini) che serve per svolgere compiti precisi.

Prova ad estendere questo concetto anche agli altri ambienti della casa ed ecco che diventa subito chiaro il concetto di illuminazione su più livelli: l’illuminazione di ognuna delle stanze dove passi la maggior parte del tuo tempo può essere pensata in questo modo. C’è un’illuminazione principale e un’illuminazione di dettaglio. E ognuna di queste può essere ottenuta in modi differenti.

L’illuminazione generale può essere ottenuta con apparecchi prevalentemente tecnici e può essere diretta (cioè con la sorgente luminosa che direziona la luce verso il basso) o indiretta (cioè con la sorgente luminosa che direziona la luce verso l’alto o di lato).

Gli apparecchi illuminanti che vengono utilizzati solitamente per creare l’illuminazione generale sono:

  1. faretti (da incasso o meno) e luci lineari (anche qui da incasso o meno) per l’illuminazione diretta;
  2. strip-led (una volta erano neon) montati in velette nascoste nel controsoffitto, faretti, sospensioni o aplique direzionati verso l’alto  per l’illuminazione indiretta.

Coi primi si riesce ad ottenere una maggiore illuminazione, coi secondi un’illuminazione molto più soffusa e morbida.

Chiaramente in ambienti di dimensioni limitate e con poche funzioni previste (come ad esempio la camera da letto) nulla ti vieta di realizzare una illuminazione generale con un semplice lampadario)

L’illuminazione di dettaglio, quella che deve consentire di concentrarsi su specifici compiti, può essere ottenuta ancora una volta con faretti di tipo spot (cioè con un fascio luminoso ben determinato), con lampadari a sospensione, con abatjour, con piantane da terra (quindi con lampade d’arredo). Chiaramente la scelta va fatta anche in base al tipo di intimità che si vuole ottenere con l’illuminazione di dettaglio…con un’abatjour non riuscirai mai ad illuminare un tavolo da pranzo.

L’ambiente dove puoi lavorare in modo più interessante con i livelli di illuminazione è sicuramente il soggiorno, in cui coesistono varie funzioni che possono essere svolte in contemporanea da più persone.

Nell’ultima parte di questo articolo ti farò vedere proprio un esempio di illuminazione di un soggiorno  studiata su ben cinque livelli.

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Se hai seguito le mie indicazioni a questo punto tu hai:

  • Degli ambienti all’interno dei quali hai individuato delle precise funzioni da svolgere (questa informazione ad esempio te la da il tuo progetto di ristrutturazione)
  • Dei livelli di illuminamento minimo da raggiungere in base alle funzioni (te li ho riportati sopra)
  • Un’ambientazione che ti sei immaginato

Come procedere a questo punto per pianificare come illuminare casa nel modo corretto?

Definisci prima di tutto l’illuminazione generale di ogni ambiente, considerando dei valori di illuminamento anche abbastanza bassi (possibilmente senza scendere sotto i 100lux).

Passa poi all’illuminazione di dettalgio lavorando sulle funzioni che hai previsto per ogni stanza e sulla loro localizzazione al suo interno. In questo caso fai in modo di ottenere un illuminamento adatto alle esigenze.

UN PROGETTO DI ILLUMINAZIONE

Chiudiamo questo articolo con un esempio di progetto di illuminazione che ho messo a punto per un grande appartamento di cui ho curato la progettazione recentemente.

Si tratta di un appartamento di oltre 160mq in cui i proprietari hanno voluto dare molto spazio agli ambienti della zona giorno e ridurre al minimo le divisioni tra gli ambienti. Quindi lo studio accurato dell’illuminazione è stato essenziale non solo per garantire la visibilità in assenza di luce solare ma anche per creare una sorta di separazione delle funzioni all’interno dell’ambiente. Ti farò vedere proprio l’illuminazione che è stata studiata per la zona giorno.

un esempio di come illuminare casa

Come puoi vedere nella piantina che ti ho inserito qui sopra, nonostante la continuità spaziale, sono state individuate tre aree ben distinte:

  • Zona A – Ingresso e soggiorno (parziale)
  • Zona B – Cucina
  • Zona C – Soggiorno

Come vedi ho fatto in modo che una parte di illuminazione fosse integrata tra ingresso e soggiorno, una sorta di guida dall’una verso l’altra.

All’interno di ognuna di queste tre aree è stata individuata una illuminazione generale, realizzata con apparecchi lineari da incasso a soffitto o, nel caso del salone, nascosti in una veletta. Con questa illuminazione l’obiettivo è raggiungere un’illuminazione diffusa di circa 100lux.

In realtà l’illuminamento raggiungibile dagli apparecchi installati sarebbe superiore ma, poichè per ragioni estetiche non ho voluto diminuire la lunghezza delle strisce led installate, è stato previsto di intervenire sulla loro intensità: tutti gli apparecchi previsti sono dimmerabili, cioè può esserne aumentata o diminuita l’intensità. Sulla base di alcune prove di illuminazione viene impostata l’intensità corretta.

Dopo aver affrontato l’illuminazione generale è stato il momento di approfondire l’illuminazione di dettaglio:

  • nell’ingresso sono stati inseriti alcuni faretti ad illuminare alcuni punti strategici: la porta di ingresso e gli armadi-guardaroba.
  • nella cucina sono state individuate due distinte aree come illuminazione di dettaglio: il piano di lavoro (dove si cucina), illuminato con dei faretti, e l’area-snack, illuminata con tre lampade a sospensione di piccola dimensione.
  • nel salone sono state individuate tre zone, che vengono illuminate in modo differente: il salotto, illuminato con delle luci lineari ad incasso; l’area pasti, con un tavolo illuminato da un lampadario a sospensione; il salottino, più intimo, illuminato con una composizione di piccolissime lampade a sospensione.

Attualmente i lavori sono ancora in corso di realizzazione…spero di poter pubblicare le foto appena il lavoro sarà ultimato.

Ricordati che l’illuminazione è un aspetto importante da affrontare in una ristrutturazione, anche se hai una casa piccola, perchè le ore serali sono quelle in cui spesso la casa riesce ad essere realmente vissuta insieme da tutte le persone di una famiglia, e illuminarla bene contribuisce in modo fondamentale al confort.

Chiaramente se vuoi un’illuminazione di qualità non credere di potertela cavare con poche centinaia di euro: preparati ad investire una parte importante del budget che hai preventivato per la tua ristrutturazione…ma saranno sicuramente soldi ben spesi.

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